venerdì 24 agosto 2012

A.A.A trivellatori petroliferi cercansi



Fra le professioni più ricercate fisioterapisti e ottici, ma anche gruisti e saldatori

Esperti in trivellazione di pozzi petroliferi, ottici e fisioterapisti. Per queste categorie lavorative l’agognato contratto di assunzione sarebbe cosa fatta. Peccato che non si trovino candidati sufficienti. Si parla sempre di crisi occupazionale, di giovani in perenne e infruttuosa ricerca di lavoro eppure esistono professioni per le quali le aziende sognerebbero di assumere e non riescono invece a trovare candidati. L’elenco è vario e copre settori molto diversi tra loro.

A guidare la classifica dei lavori più difficili da reperire troviamo appunto il personale specializzato nella trivellazione di pozzi di petrolio, con il 65,4% di assunzioni considerate dai datori di lavoro impossibili da effettuare a causa della mancanza di candidati. E, nel caso, sono necessari più di due mesi per trovarne uno. Stessa situazione per gli ottici che si piazzano al secondo posto (59,1%) e un tempo di ricerca previsto di oltre tre mesi. Fisioterapisti e riabilitatori sono sul podio con il 36,5% e si dovrebbe riuscire a trovarne uno in un mese e mezzo. Nella classifica naturalmente troviamo gli ingegneri, sia elettrotecnici che meccanici, ma per esempio questi ultimi sono meno richiesti dei più umili carpentieri specializzati (19,6%) e camerieri (19,7%).

A pari merito (23,1%) addetti al confezionamento di maglie e tessuti e gruisti. Difficili da reperire anche i saldatori: 13,4% e in media oltre 4 mesi di attesa. Nelle parti più alte della classifica troviamo poi le professionalità collegate al settore sanitario: dagli infermieri (31,4%) agli assistenti sanitari a domicilio (28,5%). Le cifre sono il frutto della rielaborazione della fondazione Hume e si basano sui dati raccolti dal sistema Excelsior di Unioncamere. Il motivo per cui è difficile reperire il personale adatto è dovuto a due fattori: il ridotto numero di candidati disponibili oppure la loro inadeguatezza. Il picco massimo in quest’ultimo caso lo raggiungono gli addetti alla pavimentazione (36%) seguiti dai valigiai (22,4%). Sarà che nel mondo globalizzato è necessario spostarsi e per farlo servono trolley e borsoni, ma i valigiai – oltre a piazzarsi settimi nella classifica dei lavori più difficili da reperire – riservano un’ulteriore sorpresa: per riuscire a trovarne uno il tempo di ricerca è il più alto di tutti (in media nove mesi), seguiti a ruota dai conciatori (sei mesi) e i meccanici (5 mesi).

Nell’ultima rilevazione di Unioncamere, nonostante le assunzioni nel secondo trimestre dell’anno siano in calo e la crisi continui a mordere il mercato del lavoro, per specialisti della formazione e della ricerca, operai specializzati e conduttori di impianti nell’industria alimentare, tecnici della sanità e dei servizi sociali potrebbe profilarsi la rosea prospettiva di un’assunzione. Per effetto della stagionalità o per specifici processi di riorganizzazione in atto nelle imprese, la richiesta di questi profili professionali risulta infatti in sensibile aumento rispetto al trimestre precedente, consentendo di scalare diversi gradini di un’ipotetica graduatoria delle professioni più richieste dal sistema imprenditoriale per i mesi di luglio-settembre.

In termini assoluti a farla da padrone restano cuochi, camerieri e le altre professioni dei servizi turistici, sebbene anche per queste professioni si profili un rallentamento della domanda rispetto al secondo trimestre di quest’anno. «Una politica per favorire l’occupazione dei giovani deve puntare innanzitutto a ridurre la distanza tra quello che le imprese cercano e quello che la scuola e l’università offrono» sostiene Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere «formazione e mondo del lavoro devono parlarsi di più. La trappola in cui molti giovani cadono si apre subito dopo la conclusione del ciclo scolastico». Forse è il caso di imparare a costruire le valigie, invece che farle per cercare lavoro fuori dall’Italia.

FONTE: Rosaria Talarico (lastampa.it)