giovedì 27 settembre 2012

Afghanistan, gli italiani inventano il “rullo anti-mina”


Si tratta di un braccio estensibile munito di pesanti rulli che si pone davanti al blindato: se sotto il terreno c’è un ordigno lo fa esplodere

Se da qualche mese l’Italia non è turbata dalle continue notizie tragiche dell’Afghanistan, e se per fortuna gli ordigni improvvisati nelle strade non seminano più morti e feriti tra i nostri soldati come accadeva fino a qualche tempo fa, è merito di uno straordinario lavoro degli artificieri dell’esercito ma soprattutto da una nuova tecnologia che è stata applicata ai convogli: il “mine roller”.  

Il “mine roller”, che si può tradurre in “rullo anti-mina”, è un braccio estensibile munito di pesanti rulli che si pone davanti al primo dei blindati che aprono un convoglio militare. Se sotto la superficie del terreno c’è una mina, o anche un ordigno artigianale destinato ad esplodere al passaggio della prima macchina, il “mine roller” molto banalmente lo fa esplodere al suo passaggio. In questi casi salta in aria il braccio telescopico che precede, non l’automezzo. E così si risparmiano vite.  

È la solita gara tra chi attacca e chi si difende. Tra la spada e lo scudo. Dapprima gli “insurgents” dell’Afghanistan hanno disseminato le strade di piccoli ma micidiali ordigni e la risposta sono state le blindature a 360° dei “Lince”, ottimi blindati di fabbricazione italiana, leggeri ma in grado di reggere l’urto. Poi però le cariche esplosive sono diventate radiocomandate. Modificando i cellulari, gli attentatori si mettevano dietro una roccia e facevano esplodere la bomba al passaggio dei convogli dei soldati. La risposta tecnologica s’è chiamata “jummer”, che in pratica è un disturbatore di frequenze, montato sul tetto degli automezzi per inibire il segnale dei cellulari al passaggio, e così anche questa minaccia è stata sventata.  

All’ultimo gli ordigni sono diventati molto più deflagranti di prima. Anche i “Lince” non potevano più reggere il confronto. E così, anche a scapito della agilità, i convogli mettono in testa un mastodontico mezzo di produzione americana che si chiama “Buffalo” e che è in grado di incassare quel tipo di esplosioni. Ma è evidente che è molto meglio far saltare in aria un “mine roller” dal costo di poche migliaia di euro piuttosto che un pesante blindato con le persone a bordo. Oltretutto la tecnologia è vecchia di cinquant’anni. Un tempo il nostro esercito aveva sperimentato questi “mine roller” agganciandoli ai carri armati Ariete per contrastare la minaccia dei campi minati del nemico comunista. Quella minaccia per fortuna è rimasta virtuale. Quello che accade in Afghanistan, invece, è terribilmente reale. E qualcuno si è ricordato dei rulli salva-vita.  

FONTE: Francesco Grignetti (lastampa.it)