lunedì 1 ottobre 2012

Viaggi, tablet e giardinaggio: alle Province rimborsi a pioggia



Ecco tutti gli scandali negli enti in via di cancellazione: per la gestione ordinaria delle oltre cento province italiana vendono spesi quasi 11 miliardi di euro ogni anno. Gli amministratori di questi enti in via di cancellazione sono oltre 1700. E molti di loro approfittano dei rimborsi per l'attività politica


SI SONO fatti rimborsare tutto. Tutto. Dall'acquisto di calendari, bandierine e display all'invio di pacchetti di migliaia di sms, dalla fornitura di t-shirt ai cartoncini augurali per Pasqua e Natale, dalle missioni a Malaga (si può forse mancare al "forum delle città euroarabe"?) agli spazi televisivi. Parola d'ordine: attività istituzionale.


Che serve a giustificare anche l'acquisto di uno stock di dizionari Zanichelli, utili magari a un ex assessore passato alla storia per aver definito la Sicilia "un'isola accerchiata dal mare". Una ricevuta e via, ecco il pagamento a piè di lista. Ne hanno fatta tanta, di attività istituzionale, i consiglieri provinciali di Catania, se in un anno - come ha rivelato ieri il settimanale - sono riusciti ad accumulare spese per 215 mila euro. Una cifra con la quale, in Sicilia, una famiglia media campa per dieci anni, secondo le stime della Banca d'Italia. 

Una cifra che, moltiplicata per il numero spropositato di Province (107), dà la dimensione di quanto costi la politica in questi enti intermedi che Monti vuole quasi dimezzare: oltre venti milioni di euro di soli trasferimenti ai gruppi che stanno dando vita a nuovi scandali. Per carità, il presidente dell'Unione Province Giuseppe Castiglione frena e dice che "molte amministrazioni, negli ultimi mesi, hanno cancellato questa voce". A partire dalla sua, che è proprio quella catanese. 

Ma queste spesucce a disposizione di un esercito di amministratori (oltre 1.700) consolidano comunque un budget complessivo, per il personale politico delle Province, che con gli stipendi raggiunge 111 milioni di euro e una spesa complessiva di gestione per 11 miliardi. E danno il senso di come lo scialo, in questi anni, non ha riguardato solo le Regioni.


RIMBORSI, CHE PACCHIA
Da Pescara a Treviso, da Agrigento a Frosinone, si moltiplicano le spese allegre per gli amministratori "fuori sede". In Abruzzo si è gridato allo scandalo quando "il Centro" ha svelato i rimborsi viaggi dei consiglieri: 8.425 eutro ad aprile, un quarto dei quali appannaggio del presidente Giorgio De Luca, che ha irrobustito il suo stipendio con oltre duemila euro accordati per percorrere (quante volte?) i 37 chilometri che separano la sua residenza di Manoppello da Pescara. 

A Treviso la giunta Muraro ha messo insieme 177 mila euro di rimborsi viaggi in un anno. E in un solo mese, marzo 2011, il vicepresidente Floriano Zambon (Pdl) ha presentato spese per trasferimenti pari a 5.308 euro. Il Pd ha calcolato che con quella cifra Zambon deve essere andato da casa sua a Conegliano fino in ufficio a Treviso per 32 giorni consecutivi, compresi sabati e domeniche, con una evidente forzatura del calendario. Il rimborso è solitamente calcolato sulla base di parametri fissati dall'Aci ma basta un'autocertificazione per attestare quanti spostamenti si fanno. 

Così le cifre rimborsate variano notevolmente da una provincia all'altra: ad Agrigento 13 mila euro al mese, a Frosinone 8 mila. Poi ci sono i vantaggi indiretti che giungono da altri tipi di rimborsi: Castiglione rivela di aver segnalato alla Guardia di finanza il caso di alcuni consiglieri provinciali che, dopo l'elezione, hanno ottenuto sospette promozioni nelle piccole aziende o cooperative di cui sono dipendenti. L'ente si è così trovato costretto a pagare ingenti rimborsi ai datori di lavoro per la partecipazione degli stessi dipendenti a sedute d'aula o di commissione. L'ombra è quella di una truffa: "Ci sono consiglieri che costano tre volte il presidente", afferma Castiglione. 

LE PALME E ALTRE SPESUCCE
Di peculato deve rispondere anche Eugenio D'Orsi, presidente della Provincia di Agrigento, sotto processo perché avrebbe fatto piantare nel giardino di casa 40 palme acquistate dall'ente al costo di 150 euro l'una. Vicenda tragicomica, che la dice lunga su un certo senso di grandeur - e di impunità - che ha caratterizzato l'attività degli amministratori provinciali.

Come dimenticare sprechi tentati o perpetrati quali l'acquisto da parte della Provincia di Reggio Calabria (poi rientrato fra le polemiche) di un pianoforte a coda da 120 mila euro? Duemila chilometri più a Nord, un finanziamento da 2.400 euro per un torneo di beach volley (a Bolzano!) è invece costato a Luis Durnwalder una condanna da parte della Corte dei Conti. Per non parlare dell'inguaribile vizietto del gettone-premio: 32 amministratori e dirigenti della Provincia di Caserta sono sotto inchiesta da parte della Corte dei conti perché avrebbero concesso ai dipendenti di un'azienda partecipata indennità, premi e permessi non dovuti. Dodici milioni il danno erariale stimato. 

E tutta la giunta della Provincia di Arezzo, a cominciare dal presidente Roberto Vasai, è indagata per aver corrisposto indebiti compensi (17 mila euro) ai responsabili dei tre ambiti di caccia. Decisamente maggiore - un milione di euro - è la cifra che la magistratura contabile contesta al presidente della Provincia di Palermo, Giovanni Avanti, per i contratti da "esterni" accordati al suo staff.

IN FESTA SULLA NAVE CHE AFFONDA
Lo sperpero è proseguito, anche quando sulla testa delle Province cominciava ad agitarsi la scure del governo: a dicembre i consiglieri di Siracusa si regalarono 19 tablet con connessione a Internet, non si sa mai. Noncurante del decreto "Salva Italia" che prevede la soppressione delle giunte provinciali, il presidente messinese Nanni Ricevuto a giugno ha portato a 15 il numero dei suoi assessori: tre in più di Roma. 

A Milano è pronto il bando della giunta provinciale per la realizzazione di una nuova lussuosa sede, con tanto di torre di 12 piani, dal costo di 43 milioni. E ciò malgrado, per effetto della spending review, la Provincia di Milano fra poco più di 400 giorni dovrebbe scomparire a favore della città metropolitana. Stessa sorte che tocca alla Provincia di Roma, che pure fra le polemiche - e un'inchiesta della Corte dei conti - si appresta a trasferirsi nei nuovi uffici dell'Eur costati non proprio una bazzecola: 263 milioni.

FONTE: Emanuele Lauria (repubblica.it)