mercoledì 10 ottobre 2012

Governo, manovra da dieci miliardi. Tagli all’Irpef, l’Iva cresce di un punto


Dall’anno prossimo calano le aliquote più basse. L’imposta sul valore aggiunto salirà dal 10% all’11% e dal 21 al 22%

Colpo di scena. Non ci scommetteva nessuno, nemmeno alcuni suoi autorevoli colleghi di governo. E invece alla fine Monti ha deciso. Non cancella l’aumento dell’Iva, in cambio il premier taglia le tasse sui redditi più bassi. Dopo sette ore di discussione ed una riunione a tratti tesa del consiglio dei ministri, la legge di stabilità per il 2013 è pronta. Il primo gennaio del 2013 saranno abbassate di un punto le due aliquote sui redditi più bassi: quella al 23% scenderà al 22%, quella al 27 al 26%. In compenso il primo luglio (sempre del 2013) aumenteranno di un punto ciascuna due delle tre aliquote Iva: dal 10 all’11% e dal 21 al 22%. È un’operazione a saldo quasi zero, nella logica di un fisco più moderno che punta a tassare più le cose (dunque i consumi) delle persone (i redditi). Era l’unica soluzione possibile, visti i margini stretti in cui Monti si muoveva.  

L’austerità «non è un circolo vizioso, la disciplina di bilancio paga e conviene perché ci ha consentito di non dover rincorrere di continuo la congiuntura. Con le decisioni di stanotte in questo brevissimo (non proprio brevissimo, ndr) consiglio dei ministri abbiamo voluto dare il chiaro segnale che quando ci sono segni di stabilizzazione ci si può permettere qualche sollievo», dice Mario Monti. Un sollievo «che non è una modifica di rotta». Fino a tarda notte non c’è stata certezza su quel che il governo avrebbe deciso. L’ipotesi di un taglio dell’Irpef, avanzata in serata dal sottosegretario Polillo a «Ballarò» era stata seccamente smentita dal collega Catricalà. Solo la conferenza stampa, alle due inoltrate, ha fatto chiarezza e presentato le novità, parte delle quali riguardano il fisco. 

La prima: è confermata la reintroduzione dello sgravio per i salari frutto di accordi aziendali. Vale 1,6 miliardi e permetterà una tassazione secca del 10% fino ad un tetto di tremila euro l’anno. Due: la legge di stabilità cambierà le agevolazioni fiscali sui redditi al di sopra dei 15.000 euro. Viene introdotta una franchigia di 250 euro per alcune deduzioni e detrazioni Irpef. Per le sole detrazioni si fissa il tetto massimo di detraibilità di 3.000 euro. Sopra i 15.000 euro, pensioni di guerra e invalidità saranno assoggetate all’Irpef come gli altri redditi. Mancano invece i dettagli su come verrà applicata la Tobin tax, che - lo ha detto in conferenza stampa Grilli - «entra in vigore da subito» come imposta di bollo su azioni e «in misura minore» sulle obbligazioni. Non si applicherà invece ai titoli di Stato. 

L’insieme della manovra «vale dieci miliardi», dice il ministro dell’Economia. Garantirà un miliardo di tagli alla Sanità (non più 1,5) più altri 3,5 miliardi dalla seconda fase della spending review. Il governo non la vuole chiamare così, ma la legge di Stabilità per il 2013 altro non è che una nuova manovra. Non una manovra in senso tecnico perché non serve a correggere i conti; lo è nella sostanza, perché prevede tagli, nuove entrate e spese. 

I tagli: oltre a ministeri, sanità e Regioni la bozza del governo contiene il divieto all’acquisto di nuovi immobili e auto, un piano per ridurre i consumi di luce nelle città, norme per abbattere i costi delle intercettazioni, un taglio (trenta milioni l’anno) ai contributi concessi ai patronati. Non mancano nemmeno le spese: il finanziamento della Tav Torino-Lione, per i lavori Anas, 300 milioni per chiudere il dossier del ponte di Messina (sembra un paradosso, non lo è). C’è una norma che riduce le multe minime in caso di sciopero fuori delle regole, un’altra restituisce a Equitalia la riscossione delle multe sulle quote latte. C’è la conferma del blocco fino al 2014 degli aumenti del pubblico impiego (compreso quello della «vacanza contrattuale») e del contributo di solidarietà del 5 e 10% per gli stipendi sopra i 90 e 150mila euro. 

FONTE: Alessandro Barbera (lastampa.it)