martedì 18 dicembre 2012

Benigni:«Silvio, l'unico italiano che non vuole andare in pensione: Signore, pietà»


Lungo monologo del comico sul "Berlusconi sei": «Volevo parlare di Renzi e Bersani, ma...». Le 4 battute più belle

Doveva essere un tranquillo spettacolo sulla Costituzione, «La più bella del mondo», ma Roberto Benigni non ha resistito, non poteva resistere. E così il sesto ritorno di Berlusconi diventa l'occasione per un lungo monologo.

CON LUI DUE ORE E MEZZO DI MONOLOGO - «A dicembre - comincia il comico - ci sono due brutte notizie: una è la fine del mondo, mentre l'altra notizia... Tra tutti gli italiani ce n'è uno che potrebbe andare in pensione ma non c'è verso che ci vada, si ripresenta la sesta volta, la settima si riposa.». Benigni avrebbe voluto sbertucciare qualcun altro, ma non è stato possibile: «Volevo occuparmi di Renzi, di Bersani, di Alfano per dieci minuti e poi passare alla Costituzione. È tornato lui: c'è spazio per due ore e mezza». A seguire il premio OScar su Raiuno 12,6 milioni di telespettatori, con lo share al 43,94%.

CE N'È ANCHE PER RENZI - «A Canale 5 ieri andava in onda una vecchia intervista del '94 di Berlusconi, parlava dei comunisti, levo l'Ici, levo l'Imu» il monologo del comico in tv. «Del resto lui ha due grandi classici, i comunisti e la magistratura: è come Satisfaction per i Rolling Stones». E ancora: «Berlusconi ha un sogno nella testa: vorrebbe fare il presidente della Repubblica - dice il comico- Sarebbe l'unica maniera di vedere la sua immagine dappertutto, di vederlo in una caserma dei carabinieri». Ce n'è anche per Renzi, definito di destra: «E l'unico uomo di sin...». Si corregge subito: «No, è l'unico uomo di Firenze che è andato a cena da Silvio ed ha trovato solo maschi». Benigni poi gioca con le allegorie, un ampio excursus medievale, dal cavaliere di Mediolanum a un giullare un po' sboccato (Grillo?), al Pd (partito Per Dante) sempre perdente.

DA LUSSU A (GIORGIO?) LA MALFA- Sono passati tre quarti d'ora. Il monologo, in pratica con un solo attore protagonista, è terminato, può finalmente iniziare lo spettacolo sulla Costituzione. Il registro cambia, basta satireggiare, il toscano diventa un maestro elementare e parte la lectio magistralis: Benigni ripercorre la storia della nostra carta ed enumera gli articoli uno per uno. Chissà un po' didascalico, ma parlare in prima persona di Calamandrei e La Pira, Emilio Lussu e Giorgio (pardon il babbo Ugo, Benigni si confonde) La Malfa, dei grandi temi del lavoro e dell'uguaglianza, non è cosa che capita tutti i giorni. Sicuramente non in prima serata.



(Benigni incanta con la magia dei padri costituenti di F.Piccolo)



FONTE: Matteo Cruccu (corriere.it)