domenica 30 dicembre 2012

Boom delle auto con targa dell’Est. Così si dribblano bollo e multe


Esplode il fenomeno: in Rete meccanici accondiscendenti e testimonianze

Quattro frecce che lampeggiano da almeno mezz’ora, il Suv - marca tedesca, vetri oscurati, targa bulgara - parcheggiato in seconda fila nel centro di Torino. E il proprietario, italianissimo, che finisce con calma l’aperitivo. Certo che la multa, in ogni caso, non arriverà mai. 

Eccola, l’internazionale dei furbetti, strana alleanza tra rivenditori di Sofia, imprenditori del Belpaese e intermediari che si offrono su internet, alla luce del sole.  

Basta fare un giro sui siti di annunci più cliccati, da Ebay a Subito.it. «Vendesi Golf del 2006, 4500 euro, immatricolata in Bulgaria». Il prezzo non è trattabile, ma il risparmio è garantito, assicura il proprietario. Il bollo a Sofia costa un decimo, l’assicurazione quasi: sotto i 200 euro. Un altro giro di clic, altri centinaia di annunci. Macchine di grossa cilindrata, straniere soprattutto: Bentley, Bmw, Mercedes.  

Su un forum Alex racconta la sua nuova vita automobilistica targata Bulgaria. «Parcheggi a a pagamento zona blu gratuiti, disco orario senza limite di tempo, autovelox fisso come se non esistesse: l’avrò preso venti volte. Lo sventurato che fa un incidente con me e ha ragione difficilmente otterrà il dovuto. E la Ztl non esiste». Già, perché la multa, se il veicolo è immatricolato all’Est, rischia di non arrivare mai. «È più facile aspettarsi la lettera da un morto» scrive il quotidiano di Sofia «24 Chassa», che al fenomeno ha dedicato una lunga inchiesta, raccontando di contravvenzioni che si perdono nei labirinti della burocrazia e rimbalzano tra un ufficio e l’altro.  

I Comuni hanno un anno di tempo per notificare un verbale fuori dai nostri confini e chi lo riceve due mesi per saldare il conto. Ma è una procedura costosa, che per decenni è stata accantonata.  
Secondo la legge italiana i proprietari di un’auto registrata all’estero hanno l’obbligo di registrarla entro un anno. Per dribblare l’ostacolo - e sottrarsi al controllo del redditometro fiscale - bisogna trovare un prestanome residente all’Est.  

Un utente che si firma «meccanico», probabilmente un imprenditore, la fa semplice. «Ho intestato la macchina a un mio dipendente, problema risolto». E la revisione? «Sarebbe annuale e dovresti portare l’auto in Bulgaria. Ma basta allungare un cinquantino di euro al meccanico bulgaro, per posta, e si occupa lui di tutto». Poi c’è la carta leasing. Si stipula un falso contratto con concessionarie o agenzie straniere e ci si accorda su un noleggio. Voilà, il fisco è «dribblato».  

A gravare sui bilanci dello Stato, e a catena su quelli di Regioni e Comuni, sono soprattutto i possessori di auto di lusso. Secondo i dati elaborati dal sito «L’Inkiesta» nel 2011 i «macchinoni» che costano più di 80mila euro immatricolati in Italia sono stati poco più 110mila, più della metà al Nord. Tra questi, i controlli incrociati dei Nuclei speciali di polizia valutaria della Guardia di Finanza, hanno scoperto 2806 casi irregolari, con un importo medio di evasione fiscale alle casse dello Stato di 24.634 euro. 

Tra i furbi della targa estera, però, si sta diffondendo il panico. Il rischio massimo, per chi si fa «pizzicare», è un processo con l’accusa di truffa aggravata ai danni della pubblica amministrazione. Il minimo, una contravvenzione che va dagli 80 ai 318 euro. 

«I controlli sono sempre più severi» scrive in rete Daniel. È così. Due fermi in poche ore a Crema, occhi apertissimi a Milano. Dopo aver bloccato il recordman delle multe mai pagate - un romeno alla guida di un’Alfa 159 immatricolata a Bucarest, un debito di 20 mila euro con Palazzo Marino - il coordinatore Cisl della polizia locale Alfredo Masucci ha alzato la voce. «È da oltre un anno che denunciamo questo problema. Qualcosa si deve fare».  

Il sindaco Pisapia ha recepito il messaggio ed è scattata un’offensiva europea, dalla Germania al Principato di Monaco, per riempire un buco di 4 milioni di euro. E gli uomini del Fisco preparano controlli più severi in tutto il Paese.

FONTE: Giuseppe Bottero (lastampa.it)