giovedì 10 gennaio 2013

Scudi anti-radiazioni dai rifiuti spaziali


Allo studio un sistema per compattare gli scarti degli astronauti in vista della missione su Marte

Uno dei più grandi problemi delle missioni spaziali sono i rifiuti prodotti dagli astronauti. Se sono di breve durata, come le missioni Apollo degli anni Sessanta-Settanta, la soluzione più semplice è riportarli a terra. Se le missioni durano mesi, come sulla Stazione spaziale internazionale (Iss) o i futuri viaggi umani verso Marte che dureranno anni, il problema si fa molto più complesso. Non è possibile semplicemente gettarli nello spazio: un regolamento della Nasa lo vieta espressamente, perché potrebbero arrivare su un asteroide o un altro corpo planetario e contaminarlo con batteri e virus. Come fare quindi?


SCARTI - I ricercatori del Kennedy Space Center stanno sperimentando una soluzione alternativa: creare piastrelle di 20 centimetri di diametro e spesse 13 millimetri realizzate con i prodotti di scarto da utilizzare come scudi anti-radiazioni. Sono in corso prove presso l'Ames Research Center, un centro di studi della Nasa in California, dove sono già state realizzate alcune piastrelle impiegando plastica delle bottigliette d'acqua (la cui vendita è stata vietata in alcune città Usa), scarti di abbigliamento, nastro adesivo, cartoni per bevande compattati insieme ad altri materiali di scarto prodotti quotidianamente dagli astronauti. Gli scarti vengono riscaldati per tre ore e mezzo a 150-180 gradi centigradi per sterilizzarli e poi compressi in una piastrella fino a ridurre il volume a un decimo di quello iniziale.

SCUDI - «Questi dischi possono essere utilizzati come scudi anti-radiazioni perché contengono molta plastica», ha spiegato Mary Hummerick, microbiologa che lavora al progetto. L'idea è di impiegarli nelle aree della Iss o di future navicelle dirette a Marte destinate alle cuccette degli astronauti o in cabine dove andarsi a rifugiare dalle radiazioni prodotte dalle tempeste solari.

TEST - Nel corso dei test le piastrelle così prodotte vengono conservate in un'atmosfera del tutto simile a quella presente sulla Iss per verificare l'attività dei microrganismi. Attualmente gli astronauti della Iss eliminano i loro scarti non riciclabili caricandoli sulle navicelle-cargo russe Progress che riforniscono la Stazione spaziale e che al loro rientro nell'atmofera si distruggono bruciando per l'attrito.

FONTE: Paolo Virtuani (corriere.it)