giovedì 7 febbraio 2013

«Taglio dell'irpef e 130 miliardi di privatizzazioni»


La lista "Con Monti per l'Italia" risponde alle nostre domande

Riduzione per 15 miliardi della pressione sui redditi


La lista Con Monti per l'Italia intende alleggerire la pressione fiscale sui redditi da lavoro dipendente e autonomo e sul reddito da impresa. Il suo obiettivo, da sviluppare nel corso della prossima legislatura, è una riduzione progressiva del carico dell'Irpef partendo «dai redditi medio bassi». Nei cinque anni tra il 2013 e il 2017, la riduzione progressiva cumulata del rapporto tra gettito (entrate) e Prodotto interno lordo (Pil) sarebbe del 2%. Secondo questo percorso: una riduzione del rapporto dello 0,25% nel 2014, dello 0,55 nel 2015 e dello 0,60% in ciascuno dei due anni successivi. Stimando a circa 170 miliardi il gettito dell'Irpef nel 2012, a fine legislatura questo percorso porterebbe a «una riduzione del gettito Irpef di poco più di 15 miliardi rispetto ai livelli attuali». Questa riduzione avverrebbe «a partire dalle due aliquote più basse» (i dettagli sotto).

Taglio dell'Irap sulle imprese da 32 a 21 miliardi

La lista ispirata da Mario Monti ritiene che il peso relativo dell'imposizione fiscale diretta debba ridursi rispetto al prelievo sui consumi, cioè rispetto alla tassazione indiretta. Ma senza misure drastiche, cioè diminuendo il prelievo Irpef come descritto sopra e mantenendo stabili le aliquote Iva dopo l'aumento già previsto per il prossimo luglio dell'aliquota ordinaria. L'Irap (Imposta regionale sulle attività produttive) secondo la lista va ridotta «significativamente» anzitutto attraverso l'eliminazione del monte salari dalla base imponibile dell'imposta. Al termine della legislatura, gli interventi previsti porterebbero a un calo del rapporto tra gettito Irap e Pil dello 0,8%. Attualmente, il gettito dell'Irap ammonta a circa 32 miliardi e a politiche invariate alla fine del 2017 salirebbe a 35,5 miliardi. L'intervento proposto dalla lista lo farebbe scendere a 20,8 miliardi nel 2017, «quindi circa 11,2 miliardi meno del livello attuale e 14 miliardi in meno del tendenziale». La riduzione progressiva dell'Irap a partire dal 2014 implicherebbe questo andamento del gettito: 30,44; 27,09; 23,96; e 20,83 nel 2017. Nella riduzione dell'Irap, la lista partirebbe dalle imprese piccole e medie per poi arrivare a quelle maggiori. La coalizione intende inoltre rafforzare misure come il credito d'imposta per ricerca e innovazione, per ridurre il gettito della tassazione societaria di 470 milioni nel 2013 e di 800 milioni nel 2014: calo da mantenere nei tre anni successivi.

Aumento della detrazione sulla prima casa

Con Monti per l'Italia non intende introdurre nuove forme di tassazione sui patrimoni. Ritiene anzi che esistano «spazi per rendere l'Imu più leggera, più progressiva e più equa», spazi creati dalla nuova situazione in cui si trova il Paese, migliorata «grazie agli effetti dell'azione di risanamento e della riduzione dei costi di finanziamento del debito pubblico». L'alleggerimento può iniziare già nel 2013: aumento della detrazione sulla prima casa da 200 a 400 euro, raddoppio per le detrazioni per i figli a carico da 50 a cento euro per figlio, introduzione di una detrazione di cento euro per anziani soli e disabili. Il tutto fino a un massimo di 800 euro di detrazioni. Queste misure dovrebbero comportare una riduzione del gettito di poco più di due miliardi, che salgono a circa 2,5 in quanto la lista intende assimilare le case in comodato d'uso alle prime case. L'intera riduzione del gettito Imu sarà a carico dell'amministrazione centrale dello Stato.

Nessun intervento su pensioni e contributi

Non sono previste nuove imposte sui giochi e nemmeno aumenti delle accise. L'attuale tassa sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax) potrebbe invece essere modificata per adeguarla a possibili differenze con l'impostazione che presenterà la Commissione europea, ma con eventuali costi «molto contenuti». Non è prevista alcuna modifica significativa alla contribuzione sociale. E nemmeno nuovi interventi per risparmi sulle pensioni. La lista conferma però gli impegni presi dal governo «per quanto riguarda gli esodati e la questione delle ricongiunzioni onerose».

Spesa pubblica corrente ridotta del 4% rispetto al Pil

Alla riduzione della pressione fiscale sopra descritta, deve corrispondere una riduzione della spesa pubblica, dice la lista guidata dal presidente del Consiglio. Il progetto è di bloccare la spesa corrente primaria (esclusi dunque gli investimenti e l'onere degli interessi sul debito) in termini nominali, il che significa farla calare in termini reali per effetto dell'inflazione. L'obiettivo è una riduzione cumulata nei cinque anni del 4% del rapporto tra spesa pubblica corrente e Pil, in modo da arrivare nel 2017 a un rapporto attorno al 39%. Se si considera che il Pil italiano nel 2012 è stato (stime) di circa 1.564,093 miliardi di euro e la spesa corrente (al netto degli interessi) di 672,765 miliardi, Con Monti per l'Italia ipotizza una spesa corrente di 672,4 miliardi nel 2013, di 673,2 nel 2014, di 674 nel 2015, di 675,5 nel 2016 e di 676,2 nel 2017. Se fosse lasciata crescere al ritmo al quale crescerà il Pil, la spesa corrente arriverebbe a 743 miliardi nel 2017.

Una categoria funzionale che sarà particolarmente interessata dalla riduzione della spesa corrente è quella dei servizi generali. La lista stima che poco meno della metà del taglio possa venire «tramite l'acquisto di beni a prezzi più moderati». Anche il taglio dei costi della politica «sarà tra i primi obiettivi nel processo di contenimento della spesa corrente». Circa un altro quarto della riduzione del rapporto spesa pubblica/Pil è previsto derivare dalla riduzione della spesa sanitaria (si veda oltre). E circa un quarto del decremento può essere spalmato su Difesa, Ordine pubblico e Sicurezza, Abitazione e territorio, Affari economici (inclusi i trasferimenti alle imprese).

Aumento di otto miliardi della spesa per l'Educazione

La lista si prefigge una razionalizzazione della spesa sanitaria. Il modo scelto è la «determinazione puntuale dei costi standard che ponga enfasi sulle best practices»: in modo che in tutta Italia i costi siano simili e complessivamente inferiori, a parità della qualità del servizio. L'obiettivo per la legislatura è produrre una riduzione cumulata del rapporto tra spesa sanitaria e Pil dell'1%, cioè una riduzione di cinque miliardi rispetto al valore corrente. Gran parte del risparmio sarebbe realizzato agendo sulla spesa per consumi intermedi. La coalizione ritiene che l'Educazione sia «un motore primario della crescita del Paese». Dunque propone di aumentare la spesa nel settore di otto miliardi nell'arco della legislatura secondo un percorso che «consente di incrementare la spesa per l'Educazione lasciando invariato il rapporto tra tale spesa e il Pil nominale». Non sono previsti interventi di privatizzazione per Sanità ed Educazione.

Tra il 2003 e il 2012 — nota Con Monti per l'Italia — le risorse stanziate per gli investimenti pubblici sono calate da 60 a una stima di 30 miliardi. Programma della lista è l'aumento del rapporto tra investimenti pubblici e Pil dello 0,8% durante la legislatura: sui cinque anni, un aumento di poco inferiore ai 14,5 miliardi. Per un terzo, le risorse verrebbero dalle amministrazioni centrali dello Stato e per due terzi da quelle locali. Il programma della lista prevede poi «una riduzione sostanziosa dei contributi alla produzione, attraverso tagli degli incentivi alle imprese considerati non efficienti o eccessivamente onerosi».

Cinque anni di cessioni di imprese e immobili

Con Monti per l'Italia sostiene che «l'unica patrimoniale» da introdurre «è la patrimoniale sullo Stato», per ridurre progressivamente il peso del debito pubblico. Dunque, la lista ritiene le privatizzazioni «parte cruciale» del programma. Nei cinque anni della legislatura, si propone di dismettere patrimonio mobiliare e immobiliare dello Stato per un totale di 130 miliardi: 30 attraverso cessioni mobiliari, «a partire a esempio da Bancoposta», e cento attraverso vendite immobiliari. Un percorso fattibile — è il calcolo — sarebbe ripartire i 130 miliardi come segue: il 7,5% delle cessioni (dieci miliardi) nel 2013, il 17,5% nel 2014 e il 25% per ciascuno dei tre anni successivi. Gli enti locali saranno incentivati a procedere a dismissioni legando «almeno parzialmente i trasferimenti in conto capitale agli enti locali alla loro effettiva partecipazione alle dimissioni». Cioè: chi non privatizza avrà meno risorse dal centro.

Sgravi per le imprese che innovano prodotto e processo

A parte gli sgravi fiscali alle imprese (Irap), la lista di Monti propone una serie di misure specifiche finalizzate ad aumentare produttività e competitività. Ad esempio: sgravi per le imprese che innovano prodotto e processo e misure per favorire, anche oltre il 2014, il decentramento della contrattazione del lavoro. Nel complesso, politiche che dovrebbero pesare circa lo 0,1% del Pil per ogni anno tra il 2015 e il 2017. Inoltre, la lista vuole migliorare il rapporto tra sistema finanziario e imprese attraverso lo sviluppo di equity funds e credit funds, attraverso una nuova forma di Sgr sul modello dei francesi Fonds Commun de Placement à Risques e con il lancio di una rete di business angels che sostengano le start-up. In parallelo, un obiettivo è impedire che le banche utilizzino enormi somme per operazioni puramente speculative.

La lista vuole poi introdurre semplificazioni amministrative per l'attività delle imprese, continuare la riforma della giustizia civile, liberalizzare e aprire i mercati dei prodotti e dei servizi, fare partire l'Autorità dei trasporti e rafforzare la rete di sostegno alle imprese che esportano (anche tramite la creazione di una Export Bank che rafforzi quanto realizzato con il polo Cdp-Sace-Simest). «Ci aspettiamo che queste misure diano un impulso determinante alla nostra economia». La lista ricorda tuttavia la recente valutazione del Fmi sull'impatto delle riforme strutturali in Italia che, se perseguite in modo costante, porteranno a una crescita aggiuntiva del 5,7% in cinque anni.

Ogni euro tolto all'evasione restituito a chi paga le tasse

La lista ispirata da Monti ritiene la riforma Fornero «fondamentale». Si possono però «apportare alcuni miglioramenti su alcune aree specifiche». Ad esempio, la lista ritiene che si possa sperimentare, «nel corso della legislatura e sulla base di accordi quadro regionali», un nuovo rapporto di lavoro a tempo indeterminato «con un grado di stabilità inizialmente basso, che cresce con l'anzianità di servizio»: un contratto che assorbirebbe le attuali forme di precariato. Vuole inoltre detassare le imprese che assumono giovani sotto i 30 anni e, selettivamente, il reddito da lavoro femminile (nel corso della legislatura).

La lista ribadisce la «tolleranza zero» verso gli evasori. E prevede che le misure prese dal governo Monti esplichino i loro effetti nei prossimi tre anni. Per rafforzare l'azione antievasione e il consenso attorno a essa, la lista propone che «ogni singolo euro raccolto dal contrasto a chi non paga le tasse venga usato per abbassarlo a chi, invece, le paga» (imprese e lavoratori). La lista si aspetta che «le nostre ulteriori misure di contrasto» possano portare il tasso di crescita del recupero all'8% all'anno: cioè, rispetto a un andamento a politiche invariate, recuperi incrementali aggiuntivi tra i 360 e i 445 milioni annui nel quinquennio che porterebbero il recupero complessivo a 13,17 miliardi nel 2013, a 13,83 nel 2014, a 14,52 nel 2015, a 15,25 nel 2016 e a 16,01 miliardi nel 2017. «Non verrà introdotto alcun condono», ribadisce la lista.

FONTE: Danilo Taino (corriere.it)