sabato 23 febbraio 2013

Elezioni 2013, Beppe Grillo fa il pieno in piazza, Pier Luigi Bersani in teatro, Silvio Berlusconi con un videocomizio.



Chi avrà ragione nelle urne?


La storia della Repubblica italiana, anche quella recente, offre una chiave per disinnescare l'analisi di primo acchito che susciterebbe l'ultimo giorno della campagna elettorale. Quella per la quale non sempre, anzi quasi mai, al riversarsi di un'allegra e corposa folla con tanta voglia di partecipazione nella storica piazza san Giovanni di Roma è corrisposto un analogo successo di consensi alle urne.
Per dire che probabilmente il Movimento 5 stelle otterrà un successo non indifferente alle urne, ma attenzione a tentare di misurarlo solo dall'impatto che suscitano le suggestive immagini di ieri.

Al netto di questa premessa l'ultima cartolina che ha regalato la campagna elettorale è emblematica.
Da un lato Beppe Grillo in un luogo storico della sinistra, acclamato da centinaia di migliaia di persone (probabilmente non 800mila ma ben di più dei 200mila che ne contiene la piazza), rimaste per ore e ore in serena attesa del comico, ascoltando pazientemente e in religioso silenzio gli interventi, talvolta anche strampalati, dei candidati grillini alle prossime elezioni. Persone mosse da codici semplici (l'unico coro della serata è stato il mantra "Tutti a casa, tutti a casa"), pronte ad applaudire l'intemerata contro la casta, le auto blu, gli sprechi della vecchia politica, e che hanno gioco facile nell'immedesimarsi con il candidato che arringa dal palco con jeans e maglione, che si impappina per l'emozione, suscitando empatia con il proprio uditorio. Non è un caso che il copione della serata abbia insistito molto su questo tasto: "Noi sul palco siamo come voi qui sotto", "Siamo una grande famiglia", "Siamo gente normale", e che abbia riservata alla star-Grillo appena un'ora delle quattro di cui è durato lo show. Le restanti tre sono state appannaggio dei candidati grillini, la cui forza intrinseca è quella di essere per lo più sconosciuti alla folla accorsa ad ascoltarli. "Gente normale che vota gente normale", è stata la leva di successo sulla quale la macchina da piazza del Movimento 5 stelle ha improntato l'ultima tappa dello Tsunami tour.
Dall'altro lato Pier Luigi Bersani, che ha riunito la migliore gioventù della sinistra nel chiuso di un teatro ("Per poter dire che la gente era troppa ed è dovuta rimanere fuori", racconta un dirigente del Pd), si è circondato dei suoi, è ha rispolverato l'icona intellettuale più antica della sinistra italiana: Nanni Moretti. La presenza sul palco del grande fustigatore della classe dirigente del Pd (ma il suo "D'Alema dì qualcosa di sinistra" risale addirittura al 1998), il suo endorsement per il segretario del regista che era convinto che "con questi dirigenti non vinceremo mai" secondo gli organizzatori avrebbe dovuto avere un significativo impatto nel lanciare la volata di Bersani.Peccato che il giorno sia stato quello sbagliato.
Il confronto tra la piazza, simbolo storico della sinistra - fango sotto i piedi e nuvole cariche d'acqua sopra la testa - occupata dai grillini e il teatro della "Roma bene" occupato mediaticamente da un'icona trentennale della sinistra intellettuale, è mediaticamente schiacciante. E potrebbe avere qualche ripercussione sulle urne di domani.
Un eventuale boom del Movimento 5 stelle potrebbe avere conseguenze ferali anche per Rivoluzione civile. Che si è vista scippare dalle mani il popolo che votò convintamente il referendum sull'acqua pubblica oltre ai battaglieri movimenti che protestano contro le grandi opere. Plasticamente, sotto il palco di Grillo l'unica bandiera a sventolare oltre a quelle dell'Italia e del movimento, è stato il gonfalone dei No-Tav, accorsi a Roma per suggellare il sodalizio con il comico. Il comizio finale di Antonio Ingroia è passato sotto silenzio, scivolato a piè di pagina nella titolazione dei grandi giornali e praticamente ignorato dal web. E, al contrario delle rosee speranze iniziali, che volevano i rivoluzionari superare la soglia dell'8% in Campania e Sicilia, le regioni dei sindaci Luigi De Magistris e Leoluca Orlando, oggi il rischio di ripetere la fallimentare esperienza della Sinistra Arcobaleno rimanendo fuori dal Parlamento si respira con mano tra lo staff dell'ex pm.
Senza citare Mario Monti, che ha chiuso i giochi nella tarda mattinata, attestato involontario di manifesta inferiorità comiziante nei confronti dei competitor, ancora peggio è andata a Silvio Berlusconi. Che ha dovuto fare i conti con la brusca frenata della sua rimonta nei sondaggi e di una campagna elettorale in calando. Una congiuntivite è stato il motivo principale della sua assenza alla chiusura in quel di Napoli. Qualche maligno sussurra del timore di un boicottaggio attivo da parte di Nicola Cosentino e dei suoi. Ma che il Cavaliere diserti l'ultimo giorno della campagna elettorale è cosa più unica che rara. E dà il polso dell'umore di Berlusconi, che non sembra più tanto convinto dell'imminente sorpasso, del quale si diceva convinto appena due settimane fa.
Se, alla fine dei conti, varrà l'antico adagio che a piazze piene corrispondono urne vuote, l'unico ad essere penalizzato dal voto sarà Grillo. Ma probabilmente il fenomeno a 5 stelle è destinato a rivoluzionare anche l'ultimo antico adagio della politica per come la conosciamo.
FONTE: Pietro Salvatori (Huffingtonpost.it)