martedì 2 aprile 2013

Taglio ai costi delle Camere, si gioca tutto sui dipendenti

votazioni camera

Sindacati già preoccupati dopo il «richiamo» della Boldrini. L'ufficio di presidenza discute del taglio di indennità

Inutile illudersi: la bacchetta magica non esiste. Intendiamoci, non che siano mancate le buone intenzioni. A parole. Perché per i contribuenti il costo del Parlamento, in 65 anni, non è mai calato. Nel 2013, per la prima volta nella storia, la Camera ha chiesto meno soldi al Tesoro: da 992,8 a 943,6 milioni. Finalmente, direte. Ma si tratta di una cifra pur sempre superiore, e di molto, al costo degli altri Parlamenti europei.

Le uscite correnti di Montecitorio depurate della spesa pensionistica (altrove pagano gli enti di previdenza) sono state pari nel 2010 a 752 milioni, contro 576 del tedesco Bundestag, 498 della britannica House of Commons e 473 della francese Assemblée Nationale. Numeri che stonano di brutto con l'affermazione contenuta nel documento dell'ufficio di presidenza della Camera del 30 gennaio 2012: «I costi complessivi di un deputato italiano risultano in linea con quelli sostenuti per i parlamentari nei principali Paesi europei e nel Parlamento europeo, anzi sono nella maggior parte inferiori». Da allora è passato un anno, ma sembra un secolo.

Mentre annunciava fra le ironie grilline l'autoriduzione dell'indennità di carica del 30%, la presidente della Camera Laura Boldrini ha detto che anche l'amministrazione dovrà tirare la cinghia. «Con l'accordo dei sindacati», ha precisato. Non riuscendo a evitare il panico a Montecitorio, dove le 9 (nove) sigle sindacali sono già sul piede di guerra. Perché è chiaro che se davvero si vogliono ridurre le spese del Parlamento è lì che inevitabilmente si arriva. Le retribuzioni del personale peseranno nel 2013 sul bilancio della Camera, dicono le previsioni, per 231,1 milioni: il che, diviso per le attuali 1.541 buste paga significa uno stipendio medio di 150 mila euro. Parliamo di una somma pari a circa 5 volte la paga media di un dipendente pubblico e quasi il quadruplo rispetto allo stipendio di un dipendente del parlamento inglese, che si aggira sui 40 mila euro annui.

Ma affrontare questo capitolo sarà una rogna non da poco per Laura Boldrini, e soprattutto per i tre nuovi questori. Si tratta dell'ex magistrato antimafia Stefano Dambruoso, eletto con i montiani, del democratico Paolo Fontanelli, ex sindaco di Pisa, e di Gregorio Fontana, uno dei fondatori di Forza Italia. Esperto soprattutto l'ultimo dei tre, unico rieletto. Proprio l'esperienza tuttavia insegna che ogniqualvolta hanno tentato di frenare le retribuzioni del personale, sono stati respinti con perdite. Tanto alla Camera, che al massimo ha limitato qualche automatismo (ma non l'aumento del 3% scattato un paio d'anni fa) quanto al Senato. Dove nel 2008 un tentativo di rallentare la progressione degli stipendi fu in seguito annullato dalla commissione che ha il compito di regolare le controversie con il personale. L'autore, il questore Ds Gianni Nieddu, rimase senza seggio. Della serie: chi tocca i fili muore?

Causa blocco del turnover i dipendenti di Montecitorio sono oggi 400 in meno rispetto al 2003, ma la spesa complessiva non è affatto calata. Come si spiega? Intanto con l'aumento degli stipendi. Poi con l'incremento del numero dei pensionati. E siccome le pensioni dei dipendenti le paga il Parlamento, il risultato non cambia. Nel 2012 la Camera ha speso 238,5 milioni per gli stipendi e 216 per le pensioni: nel 2014 pagherà 232 milioni di stipendi e 226,9 di pensioni. Per una spesa che invece di calare dovrebbe salire da 454,5 a 458,9 milioni. Qualcuno pensa che sia momento di abolire quantomeno la quindicesima mensilità. Ma la cosa è stata liquidata come una battuta di cattivo gusto.

Ecco spiegata la partenza soft . Oggi l'ufficio di presidenza è convocato per discutere il taglio delle indennità aggiuntive e dei contributi ai gruppi parlamentari. Parliamo di una posta di bilancio, quest'ultima, di 35,1 milioni, per cui il preventivo della Camera approvato a settembre scorso prevede nel 2014 una riduzione comica di 100 mila euro. Il tutto con il fucile spianato del vicepresidente (del M5S) Luigi Di Maio, che vuole discutere il piano grillino per ridurre le spese di 42 milioni. Ci sarà da divertirsi.

Di sicuro i tagli non risparmieranno alcuni privilegi inconcepibili: per esempio gli appartamenti di servizio. Che toccavano anche ai questori. Circostanza surreale, quella per cui i deputati incaricati di gestire con oculatezza i soldi di tutti risultavano fra i più privilegiati dell'intero parlamento. Ora tutti, a partire da Laura Boldrini, vi hanno rinunciato, senza che però sia stato ancora decisa la destinazione di quegli alloggi. Questione alquanto problematica. E c'è già chi sostiene che la rinuncia all'appartamento potrebbe far aumentare le spese, invece di abbatterle. Storie già sentite... 

FONTE: Sergio Rizzo (corriere.it)