venerdì 24 maggio 2013

Stop al finanziamento dei partiti oggi il Consiglio dei ministri decide. Spending review anche per il Quirinale


Letta: «Solo così la politica potrà recuperare credibilità»

E’ l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti il prossimo step del governo. L’annuncio è di Enrico Letta.  La spiegazione: «La politica deve recuperare credibilità e l’intervento non sarà contro i partiti, ma a favore di essi. Non fare nulla, non rispondere alla domanda di sobrietà che arriva dall’opinione pubblica, sarebbe un suicidio. Vorrebbe dire alimentare l’avversione dei cittadini verso la politica e favorire i movimenti populisti che cavalcano l’antipolitica». In estrema sintesi: «Solo l’autoriforma della politica può salvare la politica».

IL VIA ENTRO GIUGNO

A palazzo Chigi i collaboratori del premier garantiscono che «Letta non insegue Grillo nella lotta alla casta. Già nel 2007, il premier chiese con una proposta di legge l’abolizione del vitalizio per i parlamentari». E proprio a palazzo Chigi da qualche giorno è al lavoro sul testo di riforma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi. «Ma è presto per fare anticipazioni», dice un suo consigliere, «sveleremo le misure appena definite nel dettaglio». E i collaboratori di Letta garantiscono: «Sarà varato un disegno di legge entro il mese di giugno». Di sicuro già oggi il Consiglio dei ministri avvierà l’esame.

LA BOZZA DI RIFORMA

Eppure, una traccia di intervento già c’è. L’ha illustrata mercoledì il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello davanti alle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. La linea di azione poggerà su «quattro pilastri». Il primo è di principio: «Sobrietà e trasparenza». Il secondo prevede il rimborso «delle spese sostenute in campagna elettorale» solo a fronte di «documentazione idonea». Insomma, «basta con il finanziamento a pioggia» che ha permesso a diversi leader politici di comprarsi case o yacht con i soldi pubblici.

Il terzo pilastro è la sostituzione «dell’erogazione diretta di denaro ai partiti con la fornitura di servizi, in ogni caso in cui ciò sia possibile». Il quarto è l’incentivazione dei contributi dei cittadini, attraverso forme di sgravi fiscali Insomma, il finanziamento più che cancellato, verrà razionalizzato e reso trasparente. «In quanto», sostiene Quagliariello, «la democrazia ha un costo che non può essere disconosciuto ma reso sostenibile». Il ministro ha anche proposto «una regolamentazione dell’attività di lobbying, in grado di evitare ingiuste demonizzazioni ma anche di scongiurare che l’attività dei gruppi di pressione possa indebitamente inquinare la vita democratica e alterare la concorrenza».

Da segnalare che intanto il Quirinale prosegue sulla via dell’austerity, con risparmi per 9 milioni l’anno. Il Colle, infatti, non ha chiesto l’adeguamento della sua dotazione per il triennio 2014-16, mantenendo i fondi fermi al 2008: 228 milioni.

FONTE: Alberto Gentili (ilmessaggero.it)