martedì 28 maggio 2013

Astensione boom, centrosinistra avanti. I grillini si fermano al primo turno

Boom dell'astensione. In Veneto inversione di tendenza, l’alleanza Pdl-Lega arretra. I democrat tentano il ribaltone a Brescia e Imperia

Il centrosinistra ha buoni motivi per essere soddisfatto. Sondrio, Vicenza, Massa, Pisa: qui i democrat vincono al primo turno. E non c’è un solo capoluogo del Settentrione in cui il Pd e i suoi alleati siano fuori gioco: dove già era maggioranza adesso è in vantaggio; dov’era all’opposizione è in corsa per il ballottaggio con buone possibilità di spuntarla a Imperia, Treviso e Brescia dove il centrodestra era abituato a spadroneggiare. Nel resto d’Italia non è andata allo stesso modo, ma comunque i democrat e i loro alleati sono ancora in corsa ad Avellino e Barletta dove andranno al ballottaggio contro il candidato dell’Udc (in Irpinia) e del Pdl, e hanno strappato la vittoria al primo turno ad Isernia, il feudo di Iorio, ras del centrodestra molisano.


EMILIA, BOOM DI ASTENSIONI

Quello che molti si aspettavano era che l’astensione aumentasse. Infatti è accaduto, soprattutto al Nord. In Lombardia il calo dei votanti rispetto alle amministrative precedenti ha superato il 18 per cento, in Piemonte il 14, in Veneto il 17, in Emilia Romagna quasi il 20 per cento. Difficile capire se la fuga dalle urne abbia colpito più uno schieramento o l’altro, di certo il tracollo più clamoroso lo ha subito il Movimento 5 Stelle, ed è possibile che molti degli astensionisti arrivino proprio da loro sostenitori.

C’è un caso che più di altri restituisce l’idea di cosa sia successo al movimento grillino: Imperia. E’ una delle città in cui a fine febbraio il partito dell’ex comico era arrivato primo, oltre il 33 per cento. In tre mesi è precipitato nel baratro arrivando a superare di poco l’8 per cento. Aveva raccolto 8 mila voti, gliene sono rimasti meno di 2 mila. Altrove la frana è stata più contenuta, ma pur sempre di dimensioni preoccupanti: a Brescia dal 16 al 6, a Vicenza dal 17 al 6.

Fra tutte le città chiamate a eleggere il nuovo sindaco, la più grande è Brescia (oltre a Roma, naturalmente). Perfino Berlusconi aveva organizzato un comizio in piazza per sostenere il primo cittadino uscente, Adriano Paroli.

Il quale cinque anni fa era stato eletto in carrozza al primo turno e invece adesso deve inseguire il candidato del centrosinistra, Del Bono, che sta al 38,1 per cento, mentre Paroli è al 38. Merito soprattutto del Partito Democratico ridiventato il primo partito in città (27 per cento) con il doppio dei voti del Pdl.

I RIBALTONI POSSIBILI

Il centrosinistra aveva il sindaco di Lodi, e ora va al ballottaggio con buone probabilità di spuntarla. Aveva i sindaci di Sondrio, Vicenza, Massa e Pisa, e li ha riconfermati tutti al primo turno. A Treviso e Imperia (come già a Brescia) era all’opposizione e ora va al secondo turno in posizione di vantaggio. Impensabile fino a qualche giorno fa, anche se gli stessi dirigenti di Pd e Sel preferiscono contenere l’entusiasmo: «Quando l’astensionismo è così alto è difficile parlare di grande successo».

Oltre all’astensionismo, tuttavia, va preso in considerazione anche il drastico calo sia del Movimento 5 Stelle che del centrodestra. Difficile paragonare le politiche alle amministrative, ma rispetto al voto di tre mesi fa il partito di Berlusconi ha perso consensi ovunque, smentendo sondaggi e convinzioni diffuse che davano il Cavaliere in grande ascesa.

Invece: a Brescia è passato dal 17 delle politiche al 14 di oggi, a Lodi dal 20 al 9, a Treviso dal 15 al 5, a Vicenza dal 15 al 10. E se è vero che le liste dei candidati sindaci hanno drenato consensi, è anche vero che il confronto con i risultati delle comunali di 5 anni fa è ancora più umiliante.

FONTE: Renato Pezzini (ilmessaggero.it)