venerdì 28 giugno 2013

Lavoro, un accordo da oltre 8 miliardi


Sbloccato nella notte il veto inglese. L’Ue: dal 2013 un posto entro quattro mesi a diplomati e laureati

I britannici, ancora loro. Rispolverando un copione già visto, hanno preso in ostaggio il summit europeo della lotta disoccupazione, il vertice convocato per dare un futuro meno incerto ai giovani disoccupati e contare i miliardi con cui sostenere le imprese. Hanno ritardato tutto di oltre due ore, e solo poco prima dell’una tutto è andato a posto. Londra ha chiesto e ottenuto garanzie per lo sconto sui contributi al bilancio comunitario che, proprio ieri, ha vinto l’assenso di principio di Consiglio, parlamento e Commissione. Mentre i paesi che versano all’Ue più di quanto prendono - fra cui l’Italia e la Francia - «saranno compensati» a breve. E i leader dell’Unione hanno potuto approvare il pacchetto miliardario per ridare ossigeno all’economia.

Sembrava tutto facile, alla vigilia. Il presidente del Consiglio Herman Van Rompuy aveva preparato l’agenda con precisione fiamminga, immaginando tutto meno che l’ennesimo capriccio di David Cameron. La giornata era cominciata bene, con l’intesa notturna sul secondo stadio dell’Unione bancaria (si veda articolo nella sezione Economia), seguita a poche ore di distanza dal compromesso sulle prospettive finanziarie dei prossimi sette anni, la contabilità con cui l’Europa si propone di pagare le sue politiche comuni, dall’agricoltura alle grandi opere. Gli eurodeputati bloccavano il dossier da mesi. Li ha convinti il premier irlandese Enda Kenny quando, per conto dei Ventisette, ha concesso maggiore flessibilità nella gestione delle poste, ribadendo il nuovo e più centrale ruolo dell’assemblea Ue.

In grande sintesi, il compromesso sui 960 miliardi di impegni e 908,4 di pagamenti che rappresentano la partita doppia dell’Ue stabilisce che dal 2014 i margini inutilizzati nei versamenti potranno slittare all’esercizio successivo. L’effetto auspicato è che, a differenza del passato, si possa consumare l’intera torta ed evitare i residui. Una soluzione analoga è stata trovata per gli impegni, voce che rappresenta la somma di denaro che i ventisette (da lunedì ventotto) sono disposti a spendere. La flessibilità, ha spiegato una fonte, libera quasi tre miliardi di risorse. Una parte sarà destinata a lavoro e imprese.

David Cameron ha guastato la festa. È arrivato e ha chiesto che fosse precisato che in nessuno modo si toccherà lo sconto alla contribuzione al bilancio europeo negoziato dalla Thatcher a metà anni Ottanta, compresa la parte dei fondi agricoli. «Non era messo in dubbio anche se, una volta ridotto il titolo delle poste di bilancio, qualche variazione avrebbe potuto esserci», ha detto una fonte. «Mossa a uso interno», ha concesso il ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero. Ha l’aria di essere così. Il premier ha ottenuto le rassicurazioni oltre che i titoli sui tabloid. Missione compiuta ai danni dell’Europa.

Sul resto nessun problema, anche se oggi, quando il vertice firmerà le sue conclusioni, l’effetto ottico sarà meno gioioso. Ci sarà il sigillo politico per circa 8,5 miliardi in due anni: fino a ieri erano 6, però i nuovi margini di flessibilità contenuti nell’ultima versione del bilancio 2014-2020 hanno fatto spuntare altri 2,5 miliardi di possibili contributi. In giornata arriverà anche il via libera allo schema di garanzia dell’iniziativa per i giovani disoccupati (fondi per programmi nazionali), il via libera allo Schema di garanzia (le capitali dal 2014 giurano di offrire un posto o una opportunità di lavoro entro quattro mesi a giovani, diplomati e laureati), nonchè il Piano investimenti che può portare - via Bei e altri fondi - sino a 120 miliardi di finanziamenti e garanzie alle aziende. A questo proposito, non è stata presa alcuna decisione definitiva sulle tre formule suggerite da commissione e dalla stessa Bei; si attende un rapporto, e anche una delibera, a metà luglio. Discussione accesa proprio sul ruolo della Banca per gli investimenti. I falchi del Nord non vogliono operazioni che ne mettano in dubbio la virtuosa Tripla A. «Spagna, Italia e Francia dicono che Tripla A è meglio, però deve poter fare la Bei», incalza Moavero. Ancora uno scontro Nord/ Sud su rigore e flessibilità. Anche questo, come da copione.

FONTE: Marco Zateterin (lastampa.it)