venerdì 2 agosto 2013

Confermata la condanna per Berlusconi. Il Cavaliere ottiene solo lo stop all'interdizione

Il verdetto pronunciato alle 19,40. I giudici della Suprema Corte erano rimasti riuniti in camera di consiglio per 7 ore


Condanna confermata e rinvio ad una diversa Corte d'Appello di Milano ma solo per la rideterminazione della pena accessoria, ovvero la durata dell'interdizione dai pubblici uffici. Silvio Berlusconi non esce vincitore dalla sentenza di terzo grado pronunciata giovedì pomeriggio al Palazzo di Giustizia di Roma. Anzi: i giudici della Suprema Corte hanno rigettato il suo ricorso e, di conseguenza, avallato la sentenza emessa a maggio a Milano, in secondo grado, e la relativa pena di 4 anni di reclusione per frode fiscale. Per il momento, tuttavia, il leader del Pdl non viene estromesso dalla politica attiva. Non in automatico perlomeno, non scattando subito l'interdizione. È un piccolo contentino che tuttavia non influirà sulla fedina penale, che resta ora macchiata dalla sentenza passata in giudicato.   GLI SCENARI POLITICI - Questo comporterà però inevitabilmente conseguenze di carattere politico, a partire dalla tenuta immediata del governo Letta, che potrebbe non reggere l'urto di questo pronunciamento: dal fronte del Pd, oltre che dalle fila dell'opposizione di Sel e M5S, potrebbe infatti ora levarsi con forza la richiesta di porre fine ad un'alleanza già di per sè anomala e viziata ora ulteriormente dalla presenza di un leader politico con una condanna pesante sulle spalle. Più volte lo stesso Berlusconi aveva detto di considerare slegate le sue vicende personali da quelle dell'esecutivo, ma i gruppi parlamentari, da una parte e dall'altra, potrebbero essere ora tentati da un'estremizzazione del confronto e dall'inevitabile rottura. «Per quanto ci riguarda, questa sentenza va non solo come è naturale rispettata, ma va eseguita e resa applicabile» ha detto il segretario reggente del Pd, Guglielmo Epifani -. Nel caso in cui ci fosse bisogno, a questo si uniformeranno i nostri gruppi parlamentari». Tranchant il commento di Beppe Grillo: «Berlusconi è morto. Viva Berlusconi! La sua condanna è come la caduta del Muro di Berlino nel 1989». Dal canto suo, Berlusconi pochi minuti dopo l'emissione della sentenza ha ricevuto a palazzo Grazioli i capigruppo di Camera e Senato Renato Schifani e Renato Brunetta, oltre a Denis Verdini e Altero Matteoli per mettere a punto il videocomunicato diffuso nelle ore seguenti: «C'è accanimento nei miei confronti, mi tolgono i diritti. Ma io resto in campo». Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo la lettura della sentenza ha diramato una nota invocando «rispetto per la magistratura» e invitando comunque il Paese «a ritrovare serenità e coesione».