venerdì 23 agosto 2013

Tripoli, due esplosioni vicino alle moschee mentre era in corso la preghiera del venerdì


Una bomba esplode nel quartiere di Zahiriye, l'altra colpisce la zona di Al Mina, vicino al porto: 42 morti e 500 feriti

Due forti esplosioni si sono verificate, venerdì, a Tripoli, la seconda città del Libano: il primo ordigno è esploso vicino alla moschea al Taqwa nel quartiere di Zahiriye, durante le ore della preghiera del venerdì; secondo quanto riferito dalla tv libanese «Lbc» e dalla radio «Voce del Libano», si contano decine di vittime e centinaia di feriti. L'esplosione di Zahiriye è avvenuta nel centro della città e vicino a due obiettivi sensibili: il primo poco lontano dal luogo dove, giovedì, è stato ucciso in un agguato un miliziano vicino al movimento sciita Hezbollah e nei pressi della casa del premier dimissionario Najib Mikati che tuttavia, secondo il suo ufficio, in quel momento non si trovava a Tripoli. Da segnalare, inoltre, che l'imam della moschea al Taqwa, Salem al Rafei, è un noto predicatore sostenitore della rivolta siriana contro il regime di Damasco. Non è chiaro se il religioso salafita, che si oppone al gruppo militante libanese Hezbollah, si trovasse al momento dell'esplosione all'interno della moschea.

MORTI E DISTRUZIONE - La seconda bomba, invece, è esplosa - cinque minuti dopo - vicino alla moschea Salam nel quartiere di Al Mina, dove è situato il porto, non lontano dall'abitazione dell'ex capo della polizia Ashraf Rifi. Le emittenti libanesi hanno mostrato alte colonne di fumo, facciate degli edifici colpite, corpi senza vita e veicoli in fiamme. E il ministro della Salute libanese ha fatto sapere che i due ordigni fatti detonare nella città erano delle autobombe. Un testimone, il 47enne Samir Darwish, ha raccontato che si trovava in una piazza di Tripoli quando ha sentito la prima deflagrazione: «Sono arrivato qui - ha riferito - e ho visto la catastrofe. Persone insanguinate correvano in strada, alcuni corpi senza vita giacevano sul marciapiede. Sembrava il giorno del giudizio, la morte era dappertutto». Si sarebbero sentiti, nella zona dove è situata la moschea Salam, anche colpi d'arma da fuoco e, in un primo momento, fonti istituzionali libanesi, parlavano di almeno 27 morti e 352 feriti. Un bilancio che si aggravato nel corso delle ore: fonti mediche portano il drammatico conteggio a oltre 40 morti e almeno 500 feriti. Il presidente della Repubblica, Michel Suleiman, ha rivolto un appello a tutti i libanesi perchè «rimangano uniti e sconfiggano ogni tentativo di creare conflitti».

DOPPIO ATTENTATO - Tripoli è regolarmente teatro di scontri tra fazioni armate sunnite, oppositrici del regime siriano di Bashar al Assad, e alawite, schierate con il presidente. Il 15 agosto scorso un attentato ha provocato 24 morti nel sud di Beirut, roccaforte del movimento sciita Hezbollah, le cui milizie combattono in Siria al fianco di quelle di Assad. Il primo ministro libanese ad interim, Najib Miqati, commentando la notizia delle esplosioni avvenute nei pressi di due moschee ha sottolineato che «una mano criminale una volta ancora ha colpito Tripoli» con l'obiettivo di «fomentare il conflitto» in Libano. «Ma Tripoli e la sua gente dimostreranno di nuovo che sono più forti della cospirazione - ha concluso il primo ministro - e non permetteranno che il conflitto mini la loro fede in Dio e nella Nazione».
HEZBOLLAH: «PIANO PER DIVIDERE IL PAESE» - La doppia esplosione che ha colpito Tripoli è un atto «terroristico, che fa parte di un piano criminale finalizzato a diffondere il seme della discordia tra i libanesi e trascinarli in una guerra nel nome del confessionalismo»: è il commento degli sciiti libanesi di Hezbollah. In un comunicato, Hezbollah denuncia un «disegno internazionale per spaccare la regione e diffondervi sangue e fuoco». La nota parla inoltre di un «progetto finalizzato a trascinare il Libano nel caos e raggiungere gli obiettivi del nemico sionista e di chi lo sostiene». «Esprimiamo solidarietà - si legge infine - per i nostri fratelli di Tripoli in questo momento tragico, in cui sangue innocente viene versato senza ragione».

FONTE: corriere.it