martedì 3 settembre 2013

Tagli di spesa per 10 miliardi. Nel mirino sanità e trasporti


Caccia alle risorse per la manovra. Le amministrazioni locali dovranno rispettare fabbisogni definiti per fare funzionare i servizi


Si tratta di 4 miliardi «congiunturali», da trovare subito, tra l’abolizione del saldo Imu prima casa, il rinvio dell’aumento Iva, e il rifinanziamento di Cassa in deroga (Cigs) e missioni all’estero. E almeno di altri 4 o 5 miliardi per interventi strutturali sul 2014, come la nuova service tax legata agli immobili (2 miliardi), la deducibilità dell’Imu sui capannoni industriali (1,5 miliardi), la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, l’ulteriore revisione del patto di stabilità con i Comuni. Poi ci sono 2 miliardi per scongiurare l’aumento dei ticket sanitari e 4 miliardi se si volesse cancellare per sempre l’aumento Iva al 22% (più probabile una rimodulazione tra le diverse aliquote oggi al 4, 10 e 21 per cento).

Coperture da trovare comunque entro la legge di stabilità di metà ottobre, con un conto finale che secondo alcune stime potrebbe salire a 14 miliardi per rispettare alla lettera il vincolo del 3% di deficit/Pil. L’ipotesi è estrema ed è lontana dai 30 miliardi, tra tagli e nuove tasse, che servirono a Mario Monti per il Salva-Italia di fine 2011, ma comunque occorrerà reperire una cifra consistente verosimilmente intorno ai 10 miliardi. Tanto consistente che il ministero dell’Economia (Mef) è già al lavoro a pieno ritmo alla ricerca del menù da proporre tra un mese che rischia di essere ben più doloroso del previsto.

IL PIANO
In ballo ci sono sicuramente nuovi tagli selettivi come quelli da poco adottati (quasi 680 milioni) nel decreto Imu prima rata. Ma il piatto forte, questa volta, saranno l’introduzione dei costi standard e la revisione delle 720 agevolazioni fiscali del rapporto Ceriani. Queste ultime, però, sono già state utilizzate (per esempio, il taglio alle polizze vita) e richiedono un intervento di più lungo periodo. L’obiettivo del Mef è di dare un taglio strutturale alla spesa pubblica. Obiettivo complesso e difficile, anche perché le misure fin qui varate (esclusa l’Imu) hanno già richiesto coperture per 7 miliardi per il 2013-2015. Si raschia dunque il fondo del barile. «Serve un chiarimento politico - sintetizza a Radio 24 il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta - non si può continuare a discutere un problema alla volta, ci vuole un salto di qualità».

GLI ACQUISTI
Il primo punto da cui partire sarà dunque l’adozione di costi e fabbisogni standard da imporre soprattutto a Regioni e Comuni sull’acquisto di beni e servizi intermedi. Il piano per la nuova spending review punta a reperire almeno 3-3,5 miliardi nel 2014 che potrebbero diventare 4-5 miliardi l’anno a regime. «Oltre metà dell’analisi avviata su 6 voci dalla Copaff, la commissione tecnica per l’attuazione del federalismo fiscale, è stata già completata - spiega una fonte tecnica - e sarà conclusa entro fine anno per essere utilizzata, almeno in parte, nella legge di stabilità».

Nel mirino, per così dire, ci sono tutti i settori gestiti a livello di Comuni e Province: dalla polizia locale, ai rifiuti, agli asili el’istruzione. Ma la Ragioneria sta lavorando anche su sanità, trasporto locale, municipalizzate e le società inhouse. Chi sfora con le spese rispetto al costo standard rischierà tagli lineari o una riduzione dei trasferimenti dallo Stato. L’operazione prevede anche un rafforzamento del ruolo della Consip da cui passano oggi 30 miliardi sui 160 di spese per l’acquisto di beni intermedi delle Pa.

FONTE: Barbara Corrao (ilmessaggero.it)