mercoledì 2 ottobre 2013

Letta al Senato: «Italia corre rischio fatale» E incassa la fiducia: 235 si e 70 no

Il premier: Cultura e educazione al centro della «ripartenza». Priorità: lavoro e crescita. Al M5S: «Basta lezioni morali»

235 si, 70 no. Questi i numeri con cui il premier Enrico Letta incassa la fiducia al Senato. Il primo step in attesa del passaggio anche alla Camera, nel pomeriggio («Basta ricatti, ora siamo una maggioranza più coesa», dice il premier a Montecitorio). Un passaggio senza sorprese dopo la decisione inaspettata di Berlusconi di votare la fiducia («Ma non è stato un cambio di rotta», sostiene il Cavaliere uscendo da Palazzo Madama). Un «colpo di scena» che sorprende e fa sorridere in aula a Montecitorio lo stesso Letta che, come si vede in un video, alle parole del cavaliere si rivolge verso Alfano e commenta: «E’ un grande».
IL DISCORSO - La giornata di Letta è iniziata col discorso al Senato. Dopo una notte insonne («Stanotte non ho dormito, come penso molti in quest’Aula, perché avevo la percezione che oggi sarebbe stata una giornata dai risvolti storici e per certi versi drammatici per la nostra democrazia», ha detto il premier ai senatori) , Letta arriva in Aula mercoledì mattina a parla per 50 minuti: fa il punto dei traguardi raggiunti, mette in guardia contro una «politica che si scanna e poi non cambia niente», ribadisce che «in uno stato democratico le sentenze si applicano» e che la vicenda giudiziaria di Berlusconi va distinta da quella del governo. Poi spiega che ci sono 12 mesi per chiudere le riforme e che il contenimento della spesa pubblica deve essere al centro della legge di stabilità. Alla fine chiede la fiducia e cita Croce: «Nessuno debba vergognarsi del voto che darà». Al suo fianco, in aula, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini e il vicepremier Angelino Alfano , che arriva però a discorso iniziato. Così come Silvio Berlusconi, entrato in aula mezz’ora dopo l’inizio dei lavori («Ascoltiamo Letta e poi decidiamo», dice il Cavaliere ai cronisti che gli chiedono come voterà.)
«RISCHIO FATALE» - Un discorso ad ampio raggio, quello di Letta, con un esordio netto. «L’Italia corre un rischio irrimediabile e fatale. Sventarlo dipende da noi e dalle scelte che assumeremo in aula, dipende da un si o da un no», dice il presidente del Consiglio all’apertura delle comunicazioni indirizzate al Senato e concluse con la richiesta del voto di fiducia. Una fiducia «non contro qualcuno ma per l’Italia, per le italiane e per gli italiani», precisa il premier che cita Luigi Einaudi («Nella vita delle Nazioni l’errore di non saper cogliere l’attimo può essere irreparabile»).
SEPARARE QUESTIONI GIUDIZIARIE - Proprio riguardo a Berlusconi, Letta chiarisce subito la sua posizione. Netta la volontà di prendere le distanze dalle vicende personali del Cavaliere la cui decadenza da senatore verrà votata venerdì dalla Giunta del Senato. Letta non fa sconti e ribadisce che in uno stato democratico le sentenze si applicano («senza dimenticare il diritto intangibile ad una difesa efficace») e che la vicenda giudiziaria dell’ex premier va distinta da quella del governo: «I due piani non possono essere sovrapposti», ha detto - Niente trattamenti né ad né contram personam».
IL PROGRAMMA - Nel suo discorso, il premier passa quindi a ricordare le azioni dei primi cinque mesi di governo e poi il programma per il futuro: «Siamo stati tutt’altro che il governo del rinvio», ribadisce. Poi via con le dichiarazioni programmatiche, indicando in dodici mesi il tempo per chiudere le riforme: la possibilità (e la necessità) di ammodernare la Costituzione e cambiare il «Porcellum», innanzitutto. Ma anche la ripresa economica da agganciare e il semestre europeo a guida italiana da onorare. La linea: «Un programma convincente e un nuovo patto per il futuro, con la prospettiva focalizzata sui problemi veri delle persone». In economia, l’obiettivo è l’aumento di un punto del Pil nel 2014». Prioritario: «abbassare le tasse a vantaggio dei cittadini onesti». Cultura ed educazione - assicura - «saranno al centro della nostra ripartenza». «A chi fa polemiche - ha detto il premier - ricordo che con il nostro governo gli italiani hanno pagato meno tasse per oltre 3 miliardi di euro. Con la legge di stabilità faremo una riduzione del carico fiscale sul lavoro».
RISPETTEREMO IMPEGNI CON L’EUROPA - «Con la presidenza italiana del semestre europeo, il 2014 è un anno decisivo - ha poi ricordato Letta - . Rispetteremo gli impegni con l’Europa per il 2014, il peso del debito deve ridursi e si ridurrà entro il 3%. Le parole crescita e lavoro saranno al centro del nostro semestre».
FONTE: Antonella De Gregorio (corriere.it)