giovedì 10 ottobre 2013

Giallo in Libia, premier 'rapito o arrestato' e subito liberato Lui: "Un gioco politico"


Unità anti crimine: "Preso su mandato", ma Procura Tripoli: "Arresto illegale". I 'sequestratori': "Aiutò Usa a prendere al-Libi". Riunione d’emergenza del Consiglio dei ministri. Il capo dell'unità che lo ha preso è il braccio destro del leader di al Qaeda prelevato dai Navy Seals.

Un primo ministro prelevato all’alba e trattenuto per sei ore: nella Libia che scivola nel caos, a due anni dall’uccisione di Moammar Gheddafi, può accadere anche questo. Ali Zeidan è stato portato via da un gruppo di uomini armati penetrati nell’albergo in cui abitualmente risiede, uno dei luoghi più sicuri a Tripoli. I rapitori non hanno dovuto sparare neppure un colpo, a conferma dell’incapacità delle autorità di garantire la stabilità del Paese.

Dopo che il premier è tornato libero, in tarda mattinata, il governo ha tenuto a precisare che era stato "liberato, non rilasciato", lasciando capire che l’uso della forza contro i rapitori è stato quanto meno minacciato. Un sequestro-lampo, quello di Zeidan, che sarebbe collegato al blitz di sabato scorso a Tripoli con cui un commando di forze speciali Usa ha catturato Abu Anas al-Libi, considerato un capo di al-Qaeda e uno degli organizzatori delle stragi in Kenya e Tanzania nel ‘98.
Secondo l’agenzia di notizie Lana, il rapimento è stato rivendicato da un gruppo di ex ribelli islamisti noto come 'Sala operativa dei rivoluzionari della Libia', a cui è attualmente affidata la sicurezza di Tripoli, che ha ha spiegato di aver "arrestato" il premier perché il segretario di Stato Usa, John Kerry, aveva confermato il coinvolgimento del governo libico nel blitz americano. Il capo della 'Sala operativa' sarebbe, tra l’altro, il braccio destro di al-Libi.
Più tardi, un altro gruppo di ribelli, la Brigata per la lotta contro il Crimine, ha detto che deteneva Zeidan. Il governo ha accusato entrambi i gruppi islamisti, che attualmente fanno capo ai ministeri dell’Interno e della Difesa, ma lavorano in gran parte in maniera autonoma. L’impressione è che le varie fazioni all’interno delle autorità libiche - in particolare il Parlamento, il Congresso Nazionale Generale - abbiano approfittato dell’indignazione diffusa dopo il raid americano per provare a defenestrare il premier.
"Quanto accaduto oggi è un gioco politico interno", ha affermato Ali Zeidan in una conferenza stampa aggiungendo che il governo continuerà a lavorare per una Libia democratica, in riferimento al suo rapimento.
Di certo gli eventi odierni riflettono una lotta tra fazioni all’interno del governo, pesante almeno quanto la sua instabilità. Una situazione che ovviamente allarma molto il governo italiano, anche per i riflessi sul flusso migratorio verso le coste siciliane. Il premier Enrico Letta ha convocato una riunione a Palazzo Chigi, presenti il vicepremier Angelino Alfano, i Ministri degli Esteri, Emma Bonino, e della Difesa, Mario Mauro, e i servizi segreti proprio sulla crisi libica. Al termine, con un comunicato ha ribadito la necessità di ristabilire quanto prima la legalità.
ZEIDAN / LA SCHEDA - Ex diplomatico vissuto all’estero per la maggior parte della sua vita, oppositore per oltre trent’anni di Muammar Gheddafi, Ali Zeidan sta per celebrare il primo anniversario alla guida del governo della nuova Libia. Incarico turbolento in un Paese che, a più di due anni dalla caduta del regime, è ancora percorso da profonde tensioni. Nato nel 1950 nella città centrale di Waddan in una famiglia di imprenditori, dopo una laurea in Lettere, Zeidan entra nel corpo diplomatico. Alla fine degli anni ‘70 arriva l’incarico in India, nell’ambasciata guidata all’epoca da Mohamed al-Megaryef. E’ insieme a lui che nei primi anni ‘80 Zeidan annuncia la rottura dei rapporti con Gheddafi e passa dalla parte degli oppositori in esilio, nel Fronte Nazionale di Salvezza della Libia.
Quando scoppia la rivolta contro il rais, nel febbraio 2011, l’ex diplomatico è una delle figure di primo piano dell’opposizione libica in Europa, dove si spende per guadagnare il sostegno a favore di un intervento armato nel Paese. Caduto Gheddafi, nelle prime elezioni parlamentari del luglio 2012, Zeidan ottiene un seggio tra le file degli indipendenti, anche se viene considerato vicino all’Alleanza delle Forze Nazionali del leader della transizione Mahmud Jibril. Nell’ottobre dello stesso anno viene nominato premier, dopo che per due volte l’Assemblea boccia la lista dei ministri presentata da Mustafa Abushagur. Il 31 ottobre, a un anno dall’uccisione del Colonnello, il suo governo ottiene la fiducia e si insedia.
FONTE: qn.quotidiano.net