mercoledì 16 ottobre 2013

Abolizione finanziamento pubblico ai partiti C'è il sì della Camera, ora tocca al Senato


I sì sono stati 288, i no 115, gli astenuti 7. L’abolizione del finanziamento pubblico diretto non partirà da subito ma sarà progressivo: le percentuali annue della riduzione sono pari al 40 per cento nel 2014, al 50 per cento nel 2015 e al 60 per cento nel 2016, mentre, per il 2017, è prevista la definitiva cessazione dell’intervento

L’aula della Camera ha approvato il ddl che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti sostituendolo con contribuzioni volontarie da parte dei cittadini. I sì sono stati 288, i no 115, gli astenuti 7. A votare a favore Pd, Pdl, Scelta civica e la Lega. Fratelli d’Italia si è astenuta. M5s e Sel hanno votato contro. Il testo passa ora, per la seconda lettura, al Senato, dove però sono già molti a sospettare che l’iter del ddl subirà un rallentamento. L’abolizione del finanziamento pubblico diretto non partirà da subito ma sara’ progressivo: le percentuali annue della riduzione sono pari al 40 per cento nel 2014, al 50 per cento nel 2015 e al 60 per cento nel 2016, mentre, per il 2017, e’ prevista la definitiva cessazione dell’intervento, che attualmente ammonta a 91 milioni di euro annui. Il finanziamento pubblico sarà sostituito da forme di contribuzione volontaria fiscalmente agevolata e di contribuzione indiretta attraverso la destinazione del due per mille fondate sulle scelte espresse dai cittadini. I contributi dei privati andranno alle forze politiche che rispettano i requisiti di trasparenza e democraticita’, che si doteranno di uno Statuto e saranno iscritte nel nuovo Registro dei partiti dopo valutazione di una Commissione ad hoc “di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici”. I partiti iscritti nel Registro dovranno avere una Certificazione esterna dei rendiconti da parte di societa’ di revisione. La novità più rilevante del testo, arrivata dopo un lungo braccio di ferro tra Pd e Pdl che alla fine ha portato a un’intesa, e’ il tetto alle erogazioni liberali e alle fideiussioni dei privati: per le persone fisiche dovra’ essere di 300 mila euro all’anno, per le persone giuridiche (associazioni, societa’, fondazioni) di 200 mila euro.

Il tetto alle donazioni dei privati non varrà invece per i lasciti 'mortis causa' (le disposizioni testamentarie) e per i trasferimenti di denaro o di natura patrimoniale effettuati tra partiti politici. Per chi sfora i limiti ci saranno multe salate e in caso di non pagamento ci sarà lo stop ai finanziamenti del due per mille per tre anni.
Per quanto riguarda le detrazioni fiscali, il ddl approvato dall’aula della Camera prevede che saranno del 37 per cento per importi compresi tra 30 euro e 20 mila euro annui e del 26 per cento per importi compresi tra tra 20.001 e 70.000 euro annui. Detrazioni fiscali del 75%, per importi annui fino a 750 euro, anche per la partecipazione a scuole o corsi di formazione politica promossi e organizzati dai partiti. Una delle novita’ sara’ la possibilita’ di fare donazioni via sms, esenti da Iva: con un emendamento approvato in aula si sancisce “la raccolta di fondi per campagne che promuovano la partecipazione alla vita politica sia attraverso sms o altre applicazioni da telefoni mobili, sia dalle utenze di telefonia fissa attraverso una chiamata in fonia”. Arrivano anche disposizioni sulla parita’ di accesso alle cariche elettive: per i partiti che non candideranno almeno il 40 per cento delle donne in lista previste decurtazioni ai finanziamenti ottenuti attraverso il 2 per mille.
Entra nel testo poi la norma ribattezzata ‘pro-colombe’ del Pdl, o per la scissione dei falchi di Forza Italia, che consentira’ anche ai nuovi gruppi parlamentari che si formeranno in corso di legislatura di fruire dei finanziamenti. Il testo originario del governo stabiliva invece che ai finanziamenti accedessero solo le forze politiche che si sono presentate alle ultime elezioni.

Per quanto riguarda le norme di trasparenza, il ddl approvato dall’aula della Camera, stabilisce che i partiti debbano assicurare l’accesso alle informazioni relative al proprio assetto statutario, agli organi associativi, al funzionamento interno e ai bilanci, anche mediante la realizzazione di un sito internet che rispetti i principi di elevata accessibilita’, anche da parte delle persone disabili, di completezza di informazione, di chiarezza di linguaggio, di affidabilita’, di semplicita’ di consultazione, di qualita’, di omogeneita’ e di interoperabilità. Arriva anche una stretta alle fondazioni e alle associazioni collegate alla politica: dovranno assicurare la trasparenza dei bilanci, degli Statuti e degli organi associati. Infine, dal 2014, per i partiti in difficolta’ economiche, cassa integrazione per i dipendenti: ai partiti e movimenti politici, e alle loro rispettive articolazioni e sezioni territoriali, sono estese le disposizioni in materia di trattamento straordinario di integrazione salariale e i relativi obblighi contributivi, nonche’ la disciplina in materia di contratti di solidarieta’”. Agli oneri derivanti dalla nuova norma si provvede con i risparmi derivanti dall’abolizione del finanziamento pubblico diretto.
FONTE: qn.quotidiano.net