martedì 29 ottobre 2013

Decadenza Berlusconi, caos in giunta Il Pdl: «Retroattività, legge da rivedere»

Lavori rinviati a mercoledì. Nitto Palma: «Corte d’Appello d’accordo con noi». Renzi: «Sono per il voto palese»

Mossa a sorpresa del Pdl. Prendendo spunto dalle motivazioni sulla decisione della Corte d’Appello di Milano che fissa in due anni l’interdizione di Silvio Berlusconi dai pubblici uffici, i senatori azzurri sono partiti al contrattacco sulla legge Severino: «La sentenza di Milano si allinea con alcune doglianze avanzate dal Pdl e che sono state del tutto disattese», afferma, Francesco Nitto Palma. Secondo il senatore, magistrato in aspettativa, la Corte d’Appello di Milano «definisce l’incandidabilità una sanzione amministrativa» con la conseguenza «della sua irretroattività» ai sensi della legge del 1981. Questo punto «assume rilievo - ha detto Palma - ai fini se non della decisione, dell’approfondimento». Dunque, non è più urgente andare di corsa su voto palese-voto segreto. «Quanto sostenuto da noi nella Giunta per le immunità è convalidato dalla Corte d’Appello», afferma ancora e annuncia: «quando arriverà in Aula» la questione «inevitabilmente dovrà tornare in Giunta».

LA RICHIESTA DI SOSPENSIONE - La notizia ha terremotato i lavori della Giunta per il Regolamento che si erariunita per decidere se sulla decadenza di Berlusconi si voterà o meno con scrutinio palese. Da Brunetta a Gasparri, tutti i dirigenti del Pdl hanno chiesto di riesaminare la questione della decadenza alla luce della novità emersa. Nonostante le richieste di sospensione, i lavori sono proseguiti. In serata il presidente dei senatori pdl, Renato Schifani, in aula a palazzo Madama, ha ribadito la richiesta: «Si devono interrompere i lavori della giunta del regolamento e il presidente Grasso si deve assumere la responsabilità di ciò che si sta avallando: il non rispetto delle regole».
RINVIO A MERCOLEDÌ - I lavori sono stati interrotti durante i lavori dell’Aula del Senato, che tra le altre questioni ha anche approvato il decreto sulla Pubblica amministrazione. Al termine della sessione, la Giunta è tornata a riunirsi con le relazioni di Anna Maria Bernini del Pdl (che ha sottolineato come il voto sulle persone sia sempre stato segreto) e dell’altro relatore di maggioranza Franco Russo, favorevole invece al voto palese (e ha citato il precedente del voto sull’autorizzazione a procedere contro Andreotti, nel 1993: un voto su una delibera e non su una persona, quindi non segreto). Al termine della relazione di Russo, però, si è riaccesa la discussione, con il pidiellino Francesco Nitto Palma che ha proposto il rinvio addirittura al 4 novembre, mandando su tutte le furie il capogruppo del Pd Luigi Zanda, che minacciava una seduta a oltranza. Poi la decisione: i lavori riprenderanno alle 9 del mattino.
LA SPIEGAZIONE DEI GIUDICI - In ogni caso, il Pdl punta sulla sentenza dei giudici di Milano, che pure non fa alcuno riferimento alla retroattività della legge Severino. Al contrario, i magistrati sottolineano che il «presupposto» per applicare la sanzione della decadenza e della incandidabilità è «la condanna penale» definitiva, sottolineando la distinzione tra l’interdizione dai pubblici uffici e la sanzione della legge Severino. In base a questa legge, scrive la Corte, «la sopravvenienza della condanna penale per determinati reati» crea «una sorta di status negativo del soggetto».
LA RISPOSTA DI CASSON - Dà una lettura di questo tipo il senatore del Pd Felice Casson: «La Corte d’appello di Milano non ha assolutamente scritto che la decadenza sarebbe una sanzione amministrativa; anzi, ha ribadito quanto già motivato più volte dalla Corte Costituzionale (fin dal 1994), dalla Corte di Cassazione e dal Consiglio di Stato (anche nel 2013), e cioè che l’istituto della decadenza è perfettamente costituzionale e che attiene allo status giuridico di qualsiasi condannato per reati gravi».
RENZI PER IL VOTO PALESE - Intanto si fa sentire anche Matteo Renzi, che nel videoforum del Messaggero chiarisce la sua posizione sulla decadenza di Berlusconi: «Io sono per il voto palese se questo può servire a fare in modo che ogni senatore si assuma la sua responsabilità».
MOVIMENTO CINQUE STELLE -Sulla questione si è espresso anche Grillo, presente in Senato: «Loro rubano tempo» decidendo che il voto sulla decadenza di Berlusconi va «dopo il 20 novembre. Nessuno di noi vuole la testa di nessuno ma qui si gioca la testa del paese».
LA LETTERA DI BERLUSCONI - A proposito della questione decadenza, appare un’anticipazione all’ultimo libro di Vespa. Una lettera dello stesso Berlusconi in un’intervista concessa al giornalista: «Il voto sulla mia decadenza sarebbe una macchia sulla democrazia italiana destinata a restare nei libri di storia: il leader di centrodestra escluso così, con una sentenza politica che è il contrario della realtà, perché non si riesce a batterlo nelle urne». Sulla questione si era espresso anche Grillo, presente in Senato: «Loro rubano tempo» decidendo che il voto sulla decadenza di Berlusconi va «dopo il 20 novembre. Nessuno di noi vuole la testa di nessuno ma qui si gioca la testa del paese». 
FONTE: corriere.it