sabato 18 gennaio 2014

Mini Imu, maxi caos la rabbia degli italiani in coda per il saldo


A sette giorni dalla scadenza è assalto agli sportelli dei Caf e agli uffici postali. E lo psichiatra certifica: i contribuenti soffrono di stress e ansia da imposte

Il professore di liceo in pensione scuote la testa davanti al modulo f24. «Nei conti dei Comuni c’è un errore, vede?». E inforca gli occhiali come ai tempi delle lezioni allo Scientifico. L’impiegato respira a fondo, paziente. Il responso arriva dopo tre minuti: nessuno sbaglio, il saldo è corretto. Ma in questi giorni di panico i dubbi corrono molto più rapidi delle certezze. 
Alle 9 del mattino, orario di apertura, davanti al portone del patronato Cgil di Via Nizza a Torino sono almeno in trenta. Quelli che hanno già imparato a fare il conto sono in fila alle Poste, 200 metri più avanti. 

Un contribuente distinto, capelli brizzolati, abito sotto il giaccone sportivo, si sforza di non perdere la calma. Mostra il numerino. «Ventisette. È il secondo giorno che ci provo, ieri è andata male». Smoccola e sorride: strano mix. Così come è strano il popolo che affolla i Caf, in questi giorni di scadenze. Il ragazzo di colore con il faldone delle pratiche per l’immigrazione consola l’ex operaio con un sorriso e una pacca sulla spalla: alle code, dice, ormai è abituato. Qualcuno fa il furbo. Una donna tenta il dribbling per infilarsi in ufficio scavalcando il serpentone. La acciuffano. Per sdrammatizzare, cerca solidarietà accusando il governo: «Potevano lasciare la tassa di prima, no?». Difficile far capire alla gente in coda la necessità di una levataccia per un’imposta abolita, fantasma. È una escalation, man mano che ci si avvicina alla scadenza: 24 gennaio.  

Dall’altra parte della città, in Via Volvera, Valerio Voto, responsabile di Caf Italia, risponde al telefono come un robot: «E’ il delirio totale». Per farsi dare una mano ha obbligato a rientrare il padre e la fidanzata. Tre sotto un tetto, a smanettare sulla calcolatrice e a incassare sfoghi. «Trecento pratiche in tre giorni, un ritmo record». Questi sono i giorni in cui il Fisco non mostra la faccia crudele, bensì sfodera il ghigno beffardo. «La gente non capisce - spiega Voto . Pensano di aver già pagato tutto con la Tares, e nel frattempo è spuntata la Iuc». Ogni pratica costa 5 euro. Negli sportelli dei sindacati le tariffe variano: dai 2 ai 30 euro. Una tassa sulla tassa. «Non abbiamo tempo di pensare a nulla che non sia la mini Imu - dice Valeriano Canepari, presidente Caf Cisl e coordinatore consulta Caf -. Gli operatori non possono occuparsi di altro, anche perché del pagamento della prima rata della Tasi non si capisce ancora molto. La situazione è molto particolare e la scadenza della mini Imu basta e avanza». I proprietari chiamati a pagare negli oltre 2.300 Comuni che hanno alzato l’aliquota nel 2013 sono 10 milioni. Per i commercialisti il rientro dalle vacanze sulla neve è stato un choc. Acquisite le delibere e preparati i software il calcolo non è difficile, ma il disorientamento, raccontano, è determinato soprattutto dalle ipotesi, dai tira e molla e dalle complicazioni che si sono susseguite negli ultimi mesi e settimane.  
 
Le difficoltà non mancano e la più lampante, osservano ai centri di assistenza, riguarda il tetto sotto il quale la mini-imposta non è dovuta. Racconta un tirocinante di un grande studio torinese che al posto dei caffè nelle pause di metà mattinata sono spuntate le tisane. Nei forum in Rete l’aplomb dei professionisti è lo stesso degli ultras del pallone il lunedì mattina. «Mini-Imu, maxi-rottura» è il più educato dei tweet. Al call center di Linea Amica fanno lo slalom tra chi chiede lumi sulle nuove patenti e impanicati per la casa. Adusbef e Federconsumatori studiano «ricorsi collettivi alle commissioni Tributarie per prevenire eventuali sanzioni da parte dell’amministrazione finanziaria».  
 
Forse ai contribuenti più delle poltroncine dei Caf servirebbe il lettino dell’analista. Racconta lo psichiatra e direttore sanitario del Centro medico Santagostino di Milano, Michele Cucchi, che il mal di fisco esiste eccome, e aumenta. «Il continuo cambiamento degli stessi contributi oltre che dei relativi importi confonde le persone, che non sono totalmente in grado di prevedere la propria spesa», spiega. È un’escalation: ansia, malessere, demoralizzazione. Fino -ma sono casi estremi - al disagio clinico.  

«Fuori dagli argini l’ansia diventa rimuginazione, insonnia, un costante senso di tensione fisica, si accompagna magari a somatizzazioni quali l’emicrania e disordini intestinali. Non abbiamo più solo il problema del fine mese, ma anche quello di non riuscire a gestire la nostra reazione emotiva che sembra sopraffarci e toglierci le energie». È il fisco che svuota, demoralizza. Tutti, tranne il prof che si mette in coda diligente alle 8 del mattino per bacchettare l’impiegato del Caf. Per lui, quei conti impossibili, sono un ritorno alla vita. 

FONTE: Giuseppe Bottero (lastampa.it)