lunedì 28 aprile 2014

Statali, riforma al via con tagli agli stipendi e 5 anni di «scivolo»

Il ministro   per la Pubblica Amministrazione e la semplificazione Marianna Madia (Ansa)

E intanto arrivano 106 nuovi dirigenti. Il disegno di legge-delega, o decreto, è atteso in Consiglio dei ministri questa settimana


Tutto è pronto per il debutto della riforma della Pubblica amministrazione firmata dal ministro Marianna Madia, che dovrebbe arrivare questa settimana in consiglio dei ministri, probabilmente sotto forma di un decreto e un disegno di legge-delega. Le parole d’ordine sono note: incarichi a termine, mobilità interna, retribuzioni legate al merito, a partire da quelle dei dirigenti, delle quali dovrebbe essere rivista la parte «variabile». E «staffetta generazionale», col pensionamento dei dipendenti più anziani, soprattutto tra i 280 mila dirigenti della Pubblica amministrazione, per fare posto ai più giovani. 
E proprio mentre il governo Renzi delinea questi principi, lo Stato centrale sta per fare posto all’ennesima infornata di dirigenti. Si tratta dei 106 vincitori del concorso bandito dalla Scuola nazionale dell’Amministrazione, ormai nel 2011, che viene a maturazione in questi giorni. Entro maggio sarà reso pubblico l’elenco delle assegnazioni stilato in base alla graduatoria, ma già oggi possiamo sapere, ad esempio, che cinque dei vincitori andranno alla Presidenza del Consiglio, dove i dirigenti (secondo la Voce.info ) sono 304, 11 al ministero dell’Interno (159), altrettanti all’Istruzione (241), sei all’Economia (653), 22 all’Agenzia delle Dogane e 16 a quella delle Entrate.


Staffetta generazionale - Nell’audizione tenuta in Parlamento qualche giorno fa, Madia ha annunciato «un processo di riduzione non traumatica dei dirigenti e, più in generale, dei dipendenti vicini alla pensione, per favorire l’ingresso di giovani». Un’operazione, che potrebbe essere attuata forse anche ripristinando il vecchio «esonero di servizio» (sospensione dal lavoro nei 5 anni precedenti il momento di andare in pensione con 40 anni di anzianità contributiva), che «non vuole mettere in discussione gli equilibri» della riforma Fornero, e che garantirebbe, grazie allo sblocco delle assunzioni, un rinnovamento ma anche un risparmio complessivo dato dalla differenza tra gli stipendi attualmente pagati e quelli dei neoassunti, al netto della spesa per le pensioni erogate in anticipo. 

Tutti coloro che hanno vinto un concorso pubblico, hanno diritto all’assunzione: una quota dei nuovi ingressi sarà loro riservata. Fermo restando i processi avviati con il decreto 101 del 2013, che ha razionalizzato la spesa della P.a., Madia ha garantito «un riconoscimento ai precari di un certo punteggio nei futuri concorsi, aperti a tutti, che verranno banditi in applicazione del progetto “staffetta generazionale”».

Mobilità interna - Una mappatura completa delle competenze presenti in tutti gli uffici, d’intesa con tutte le amministrazioni pubbliche, e una pianificazione dei fabbisogni di personale, presenti e futuri. Queste le premesse per determinare gli spostamenti di personale necessari, superando quella che Madia chiama «l’attuale ingessatura del sistema». La mobilità deve consentire spostamenti di personale, sia tra i diversi comparti della P.a. sia tra diversi livelli amministrativi. Sarà definito un allineamento delle diverse tabelle retributive e degli inquadramenti.

Dirigenti pubblici - La promessa è riformare il sistema di reclutamento, di carriera e misurazione dei risultati dei dirigenti, prima di tutto introducendo un «ruolo unico» della dirigenza pubblica, eventualmente articolato per territorio e per specifici profili professionali. L’obiettivo, secondo il ministro, è «mettere ordine nelle retribuzioni e consentire una reale mobilità tra le amministrazioni, con la rotazione degli incarichi». 

Quanto alle procedure di accesso, viene confermato il sistema di reclutamento e formazione assicurato dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione, e si prevede l’estensione a tutta la dirigenza della regola dell’unificazione dei concorsi per le diverse amministrazioni, introdotta dal decreto del 2013.

Merito e retribuzioni - Il principio è che nessun dirigente deve rimanere nella stessa postazione oltre un determinato tempo. Gli incarichi saranno assegnati sulla base di interpelli accessibili all’intero ruolo unico e saranno temporanei. Per i dirigenti che, nel corso della carriera, dovessero ritrovarsi privi di incarico, c’è la possibilità di ricercare un impiego nel settore privato, pur mantenendo la possibilità di rientrare nel pubblico, tramite un successivo interpello. Viene mantenuta la facoltà ella P.a. di acquisire a termine professionalità esterne. Quanto alle retribuzioni, niente tagli lineari ma una ridefinizione della parte variabile che sarà legata alle performance del servizio di appartenenza e del Paese (prodotto interno lordo). In questo modo i premi non verranno distribuiti a pioggia.

FONTE: Antonella Baccaro (corriere.it)