martedì 29 aprile 2014

Camera, stretta da 28 milioni agli stipendi del personale


L'aula della Camera

Niente prigionieri. Questa volta i tagli agli odiatissimi superstipendi garantiti da Camera, Senato e Quirinale saranno pesantissimi e scatteranno in tempi brevi, probabilmente entro maggio. Come Il Messaggero è in grado di anticipare, in base ad un accordo informale con il Tesoro, entro quest’anno la Camera dovrà tagliare 28 milioni di euro di spese, il Senato una somma fra i 16 e i 17 milioni, la Corte Costituzionale 4 milioni e il Quirinale 1 milione.
In tutto fanno la bellezza di 50 milioni. E, dunque, poiché le principali voci di spesa dei quattro organi costituzionali (ce n’è un quinto, il Cnel, ma è fuori gioco per l’esiguità del suo bilancio e perché destinato all’estinzione) riguardano i dipendenti e le loro pensioni questa volta non si vedono scappatoie alle tagliole.

IL TWEET
L’annuncio indiretto della svolta è arrivato ieri mattina con un tweet della vicepresidente della Camera, Marina Sereni. Eccolo: «Tetto delle retribuzioni dei dipendenti e spending review a @Montecitorio nel segno dell'equità e della sobrietà. E' l'impegno di maggio».

Il messaggio è sintetico ma di una precisione certosina: la Camera intende applicare il tetto alle retribuzioni dei dirigenti pubblici appena abbassato dal governo Renzi da 311 a 240 mila euro. Questo non vuol dire colpire solo gli stipendi dei papaveri più alti (a partire dalla retribuzione di 406 mila euro lordi assegnata al segretario generale) ma anche quelle di decine di dipendenti che per mansioni meno impegnative riescono a superare la soglia dei 240 mila euro.

Come fanno? Sfruttano gli scatti di anzianità che - semplificando - ogni due anni alzano gli stipendi del 2,5%. L’applicazione del tetto dei 240 mila euro dunque dovrebbe far scattare un micidiale ridimensionamento di gran parte delle buste paga dei 1.500 dipendenti di Montecitorio e degli 850 ”cugini” di Palazzo Madama. Finora con i sindacati era stato raggiunto un inoffensivo accordo per ridurre del 20% gli stipendi degli assunti futuri. Ora invece si inciderà nella carne viva.

D’altra parte con una disoccupazione al 13% e un debito pubblico oltre il 130% del Pil non si capisce come la Camera possa prevedere stipendi di 358 mila euro lordi per i consiglieri a fine carriera oppure di 136 mila euro per un elettricista (sempre con 40 anni di anzianità) oppure di 152 mila per un tecnico informatico. Discorso analogo va fatto, ovviamente, per Palazzo Madama, la Corte Costituzionale e il Quirinale.

Stavolta però in ballo non ci sono solo gli stipendi ma bisognerà incidere su tutte le spese. Quali? Sia Camera che Senato non sono stati con le mani in mano. Sono già realtà tagli agli affitti; gare per gli acquisti di carta o di servizi informatici; tagli a sprechi anche piccoli come gli ordini di cancelleria. A metà maggio si tireranno le somme di tuta questa minuteria.

MESSAGGIO CHIARO
Ma già oggi è chiaro che serviranno misure ben più radicali perché il Tesoro, con tutti i salamelecchi del caso, ha fatto sapere che i soldi diminuiranno anche nei prossimi anni.

E allora? Allora le riforme profonde alle quali si sta lavorando con riservatezza e cautela sono due: unificazione delle strutture burocratiche delle due Camere (che consentirebbe davvero risparmi consistenti sia in termini di minori e costosissime carriere dirigenziali sia sotto forma di minori acquisti di beni e servizi) e scorporo delle pensioni dai bilanci degli organi Costituzionali.

Quest’ultima voce è delicatissima e merita un supplemento d’attenzione: nessuno intende tagliare le pensioni già in essere. Si tratterebbe di affidare il compito tecnico di erogare le pensioni degli ex dipendenti degli organi costituzionali all’Inps, come accade in tutto il mondo. Il vantaggio sarebbe quello di alleggerire i bilanci degli organi costituzionali di spese che non hanno nulla a che fare con le loro funzioni.

E i deputati? Possibile che per loro non sia prevista alcune penalizzazione anche arrivano a prendere fino a 14 mila euro al mese? In realtà la Camerà ha appena tagliato il rimborso telefonico di ogni onorevole da 3.200 a 1.200 euro annui con un risparmio complessivo superiore al milione di euro. Con due tagli effettuati anni fa, l’indennità è scesa a 5.000 euro netti (per 12 mesi) al livello di Francia e Germania. Il nodo da sciogliere sul fronte degli eletti resta un altro: in altri Paesi le Camere offrono servizi (uffici e assistenti) ai deputati. Da noi si preferisce dare loro soldi per organizzarsi da soli. Ma anche questa differenza fra i comportamenti italiani e quelli europei è arrivata al capolinea.

FONTE: Diodato Pirone (ilmessaggero.it)