lunedì 1 settembre 2014

Ucraina: «Grande guerra contro la Russia» dopo le minacce di Putin la Nato invia le truppe Ma Lavrov frena: «Nessun intervento militare»


È ormai guerra aperta tra Kiev e Mosca nell'est ucraino, anche se non dichiarata ufficialmente, e addirittura negata dalla Russia, che continua a smentire il suo intervento militare. Ma l'Ucraina denuncia «aspri scontri» con truppe russe a Donetsk e anche a Lugansk, dove l'esercito ha battuto in ritirata come quasi ovunque, ed evoca una «grande guerra mai vista dall'Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale», come ha ammonito il ministro della Difesa, Valeri Gheletei.


Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel lo ammette, davanti al Bundestag: «È ormai chiaro che non siamo di fronte a un conflitto all'interno dell'Ucraina, ma ad uno scontro fra la Russia e l'Ucraina», ha sostenuto, ricordando la preparazione di «nuove sanzioni sostanziali» da parte della Ue e gli «aumentati timori» di alcuni Paesi Ue, come quelli baltici. Le ha fatto eco il premier polacco Donald Tusk, appena nominato presidente del Consiglio europeo, che commemorando il 75/mo anniversario dello scoppio del secondo conflitto mondiale ha messo in guardia contro i pericoli di una guerra «non solo nell'est ucraino» e del ripetersi dello scenario del settembre 1939, quello dell'invasione nazista della Polonia.

Il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, continua a spergiurare che «non ci sarà un intervento militare russo in Ucraina», rilanciando la necessità di un cessate il fuoco immediato senza condizioni. Ma il gruppo di contatto - Osce, Kiev, Mosca e leader dell'est ucraino - riunitosi oggi a Minsk per circa quattro ore ha deciso solo di proseguire i colloqui nei prossimi giorni per studiare le reciproche proposte.

Quelle dei ribelli, tuttavia, appaiono difficilmente accettabili per Kiev: sono pronti a restare nel Paese in cambio di uno status speciale per le loro regioni, che consenta loro di gestire la sicurezza, di nominare i magistrati e di svolgere attività economica con una maggiore integrazione con la Russia e l'Unione doganale. Oltre ad una amnistia generalizzata. Richieste audaci che sembrano prefigurare lo strappo finale, quello che secondo alcuni analisti russi sta perseguendo il Cremlino dopo il rifiuto di Kiev di trattare sul federalismo. In caso di fallimento dei negoziati, sempre secondo gli esperti russi, Mosca potrebbe appoggiare la nascita di uno stato cuscinetto, come ha già fatto in Georgia con l'Ossezia del sud e l'Abkhazia, e in Moldova con la Transnistria. Con l'obiettivo di mettere il bastone tra le ruote all'integrazione europea di Kiev e, soprattutto, alla sua adesione ad una Nato che anche oggi, alla vigilia del vertice dell'Alleanza il 4-5 settembre nel Galles, promette con il suo segretario generale uscente, Fogh Rasmussen, di essere «più visibile a est».

Lo scenario potrebbe essere reso possibile dal successo della controffensiva dei ribelli con l'aiuto russo, anche se resta da determinare l'estensione della 'Novorossià. Kiev ha ammesso 7 soldati uccisi nelle ultime 24 ore e ben 680 catturati, l'80% dei quali nel tentativo di rompere l'accerchiamento a Ilovaisk. I militari ucraini si sono ritirati inoltre dall'aeroporto chiave di Lugansk, a causa di tiri d'artiglieria così precisi da non avere dubbi che a sparare fossero reparti russi. Battaglia anche intorno all'aeroporto di Donetsk. A sud, sul mare di Azov, Mariuopol sembra rassegnata ad essere assaltata, mentre ieri due motovedette della guardia di frontiera sono stati colpite al largo da missili guidati: sette i feriti, due gli scomparsi.

Anche la presidente del comitato madri dei soldati della Russia, Valentina Melnikova, è convinta che in Ucraina agiscano truppe russe, con 10-15 mila soldati inviati negli ultimi due mesi, e circa 7-8000 presenti attualmente. «Le perdite si conteranno non nell'ordine di centinaia ma di migliaia e persino di decine di migliaia», ha avvisato il ministro della Difesa ucraino. «Oggi fronteggiamo le divisioni e i reggimenti, domani possono essere i corpi d'armata», ha aggiunto evocando una nuova «grande guerra patriottica» contro la Russia. Il presidente ucraino Petro Poroshenko è più cauto e parla di una «aggressione diretta e non dissimulata dello Stato vicino», confidando nelle nuove sanzioni europee che stanno già colpendo il rublo.

Putin cerca di esorcizzarle sperando che «prevalga il buon senso» e che «né la Russia né la Ue pagheranno i costi derivanti da queste punzecchiature». Intanto ricorda all'Occidente che Mosca sta già guardando ad est, inaugurando con il vicepremier cinese l'inizio della costruzione del gasdotto da 70 miliardi di dollari La Forza della Siberià che con i suoi 3968 km porterà il metano russo dalla Siberia orientale alla Cina.

FONTE: ilmessaggero.it