martedì 9 settembre 2014

Ministeri, via alla cura dimagrante

(Riunione a Palazzo Chigi sulla spending review: da Twitter)

Il Tesoro punta a quantificare le riduzioni di spesa già ottenute con le riforme. Ieri vertice dei tecnici, domani i primi incontri per l’elenco dei risparmi

Iniziano domani, salvo cambi di programma del premier, gli incontri tra Matteo Renzi con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e i singoli ministeri per realizzare l’annunciato taglio del 3% delle relative spese. Mentre a partire da oggi il Pil (prodotto interno lordo) sarà calcolato in base ai nuovi indicatori, che considerano anche i proventi dell’attività illecita. I primi effetti sui conti pubblici saranno resi noti il 22 settembre. 

Ieri c’è stata a Palazzo Chigi una riunione preparatoria di metodo cui hanno partecipato anche il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, il consigliere economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il commissario alla spending review Carlo Cottarelli. Come si possa arrivare ai 20 miliardi di tagli indicati dallo stesso presidente del Consiglio come obiettivo, a via XX settembre nessuno ancora sembra saperlo. Si fa osservare, ad esempio, che applicando il 3% non all’intera spesa pubblica (800 miliardi) ma alla stessa al netto degli interessi (717 miliardi), l’obiettivo sarebbe più che realizzato. Ma è chiaro che non si procederà così, se sono vere le affermazioni fatte dallo stesso premier sul fatto che la manovra non sarà depressiva e che, per cominciare, non si toccheranno le pensioni, capitolo che nello schema originario del commissario Cottarelli avrebbe dovuto portare in dote un bel gruzzolo di 2,5 miliardi di risparmi nel 2015, di cui un miliardo di contributo straordinario. 

Per contro sembra ormai certo, dopo le affermazioni del ministro alla Funzione pubblica, Marianna Madia, sul blocco degli stipendi nel pubblico impiego, che da questo comparto della spesa verranno risparmi per 2,1 miliardi. Resta da capire invece se reggerà l’impegno preso dal premier di non intervenire sulla Sanità, nel senso di consentire al comparto di usare i tagli effettuati per realizzare investimenti nello stesso settore. Oppure che ne sarà della Difesa, dove Cottarelli aveva contabilizzato eccessi di spesa rispetto al benchmark europeo di 3,2 miliardi, ipotizzando quella razionalizzazione dei cinque corpi di sicurezza di cui ora si sta discutendo, e che sono stati compresi nella delega della Pubblica amministrazione. Un conto approssimativo del risultato che il premier potrebbe portare a casa, comprensivo del blocco agli stipendi, si aggirerebbe sui 10-12 miliardi. 

Mancherebbero dunque 8-10 miliardi ai 20 promessi. E qui subentra quello che al ministero dell’Economia chiamano un «cambio di approccio rispetto a Cottarelli»: una revisione della spesa «bottom up» anziché «top down », cioè dal basso verso l’alto anziché il contrario. Forse rubando un po’ di creatività all’ex ministro Giulio Tremonti, si potrebbe chiamarla «cartolarizzazione delle riforme», più semplicemente si tratta di monetizzare gli effetti di leggi già varate, in base al loro grado di attuazione. Lo ha fatto capire il viceministro Enrico Morando portando ad esempio il decreto sugli 80 euro che conterrebbe molte norme di risparmio non cifrate, quando furono emesse, perché ancora non realizzate. Certo, occorrerà che per farne derivare risparmi visibili si sia in grado di dimostrare gli effetti concreti di quelle norme. Non proprio un’operazione semplice, ma la strada della spending creativa e della misurabilità delle riforme, di cui tanto ha parlato l’economista dell’Ocse Padoan, prima di diventare ministro, appare tracciata. 
Sembra lontana l’epoca in cui lo stesso Renzi elencava i tagli possibili per aggregati tradizionali, ad esempio «costi della politica», oppure «auto blu». A proposito, ieri il Formez, su incarico del ministero della Funzione pubblica, ha aggiornato i dati sulle flotte pubbliche, che sono scese da 8.619 vetture a 5.768, con un taglio del 33% nell’arco di circa due anni e mezzo. 

FONTE: Antonella Baccaro (corriere.it)