domenica 5 ottobre 2014

Migranti scambiati in mezzo al mare un sommergibile evita la strage

L’intervento della Marina militare ha intercettato il passaggio di migranti e scafisti da due imbarcazioni e ha fatto scattare l’allarme: salvate 304 persone

Un appuntamento in mezzo al mare, nelle acque internazionali fra il Nord Africa e l’Italia. Due barche che si avvicinano e il trasbordo di passeggeri dall’una all’altra. L’«occhio» del sommergibile Prini della Marina Militare segue tutto, riprende tutto. E per una volta c’è la prova provata del traffico di esseri umani e di quegli uomini senza scrupoli che, sempre più spesso, passano sulla barca buona e si allontanano lasciando in balia del mare quella che galleggia per scommessa. A volte i disperati abbandonati a se stessi riescono ad arrivare a una costa, alla salvezza. Altre volte di quelle esistenze alla deriva ci arrivano soltanto cifre e storie raccontate da pochi sopravvissuti: i numeri dei morti e dei dispersi.

La carretta del mare pronta ad affondare
Nella notte fra l’1 e il 2 ottobre ha vinto la vita. Il sommergibile Prini controllava da molte ore la strana vicinanza di un peschereccio a uno yacht. E’ rimasto a quota periscopio quanto è bastato per documentare che su quelle due imbarcazioni c’erano migranti e scafisti. I primi erano stati imbarcati sullo yacht che da lontano poteva sembrare una imbarcazione da diporto in buono stato ma che in realtà, visto da vicino, era una carretta pronta ad affondare alla prima difficoltà. Gli scafisti, invece, dopo l’incontro in mezzo al mare, sono passati dallo yacht al vecchio peschereccio: un modo per sfuggire a eventuali controlli spacciandosi per pescatori. Le immagini del Prina e l’intervento del pattugliatore Borsini e della fregata Maestrale hanno scongiurato una nuova possibile strage. I migranti (erano 304, fra i quali 23 donne e 63 minori) sono stati salvati e gli scafisti (in tutto 16, di sedicente nazionalità egiziana) sono stati arrestati e consegnati alla Direzione distrettuale antimafia di Augusta. E’ la seconda volta che l’aiuto di un sommergibile diventa determinante per un’operazione del genere da quando esiste Mare Nostrum, la prima di questo 2014. Un successo salutato anche dal ministro della Difesa Roberta Pinotti: «Mi complimento con la Marina militare ha detto - per la cattura della nave madre».

FONTE: Giusi Fasano (corriere.it)