martedì 7 ottobre 2014

Scontri No Tav, la procura chiede condanne per 190 anni di carcere

Gli scontri tra Polizia e No Tav la mattina del 27 Giugno 2011 a Chiomonte (Ansa/DiMarco)

La procura di Torino ha chiesto 53 condanne per gli attivisti No Tav a processo per gli scontri del giugno di tre anni fa a Chiomonte. La requisitoria è durata circa sette ore

Bagarre e proclami, martedì mattina, nell’aula bunker del carcere di Torino dove la procura ha dato il via alla requisitoria nel processo a 53 attivisti No Tav per gli scontri in Valsusa dell’estate 2011. La procura di Torino ha terminato la requisitoria, durata quasi sette ore, al maxi processo chiedendo 53 condanne per un totale di oltre 190 anni di carcere. I pm Manuela Pedrotta e Nicoletta Quaglino hanno chiesto condanne comprese tra un minimo di 6 mesi e un massimo di 6 anni di carcere.

Udienza a porte chiuse

Nel corso dell’udienza è cominciata così la requisitoria della procura. «Non ci occupiamo qui della legittimità o dell’opportunità della Torino-Lione - ha affermato il pm Manuela Pedrotta - ma dei disordini intorno al cantiere». Il pm, riferendosi agli scontri con le forze dell’ordine, ha poi parlato di sfogo di istinti primordiali e di violenza estrema. Alcuni dei protagonisti degli scontri del 2011 in Valle di Susa non sono simpatizzanti No Tav, ma «professionisti della violenza», ha aggiunto il pm nell’aula bunker. «Per questi personaggi - ha osservato - le manifestazioni sono solo un pretesto per sfogare la rabbia contro il sistema. La Valle di Susa vale come qualsiasi altra cosa». E il pm Nicoletta Quaglino ha aggiunto: «Ho spesso sentito parlare in quest’aula di «gesto simbolico», ma di solito i gesti simbolici sono imprescindibilmente rivolti verso se stessi, non verso gli altri: Jan Palach si diede fuoco in piazza San Venceslao per protesta, mica diede fuoco alle tuppe russe schierate. Anche Pannella fece lo sciopero della fame contro il sovraffollamento delle carceri. Chi riceve un sasso in testa non lo prende certo come un gesto simbolico, anzi» ha concluso Quaglino.

Slogan e proteste dentro e fuori il tribunale

Il maxi processo, per ordine del tribunale, si celebra a porte chiuse. Una cinquantina di No Tav erano comunque fuori dai cancelli sorvegliati dalle forze dell’ordine. Le proteste di pubblico e imputati contro il pm Manuela Pedrotta, che stava pronunciando la requisitoria, hanno portato all’interruzione dell’udienza. Alcuni imputati si sono anche alzati per leggere un proclama e i carabinieri, per ordine del tribunale, li hanno portati fuori dall’aula. Uno di loro, Antonio Ginetti, ha urlato: «La vostra galera non mi fa paura. Piazza Fontana e piazza della Loggia sono terrore di Stato. Ma a me paura non ne fate». Slogan e applausi dal pubblico. Ancora una interruzione, e il processo è ripreso con l’ammissione in aula dei soli giornalisti.

FONTE: corriere.it