martedì 4 novembre 2014

Ucraina, filorussi vincono nelle repubbliche separatiste. Poroshenko: "Una farsa". Ue: "Ostacolo alla pace"

Ucraina, filorussi vincono nelle repubbliche separatiste. Poroshenko: "Una farsa". Ue: "Ostacolo alla pace"

Alle urne le regioni filorusse dell'est. A Donetsk, il "premier" Alexander Zaharchenko verso la presidenza con oltre l'80% dei consensi. Scrutinio appoggiato da Mosca, l'Ue condanna

DONETSK - Domenica di voto nelle regioni separatiste di Donetsk e Luhansk, ad est dell'Ucraina:  eleggendo i rispettivi presidenti e parlamenti, i filorussi cercano la legittimazione mettendo in gravi difficoltà il delicato processo di pace in corso dalla firma del protocollo di Minsk, lo scorso 5 settembre. Secondo un primo exit poll diffuso dalla commissione elettorale, il primo ministro dell'autoproclamata repubblica di Donetsk, Alexander Zaharchenko, 38 anni, è stato eletto presidente con l'81,37% dei consensi, mentre il suo partito, "Repubblica di Donetsk", è sopra il 65% dei suffragi alle legislative. A Luhansk la vittoria non dovrebbe sfuggire al 50enne Igor Plotnitski, ex militare molto legato al passato sovietico.

Uno scrutinio appoggiato da Mosca, ma denunciato come illegale dall'Occidente e da Kiev, con il presidente ucraino Petro Poroshenko che lo liquida parlando di "farsa montata da organizzazioni terroristiche sotto la minaccia dei carri armati e delle mitragliatrici", ma anche di "sfida a cui reagiremo nel modo più adeguato". "Conto - ha concluso il presidente ucraino - sul fatto che la Russia non riconosca queste cosiddette elezioni perché violano chiaramente il protocollo di Minsk". "Le elezioni nelle regioni di Donetsk e Lugansk si sono svolte in modo organizzato e con un'alta affluenza", fa invece sapere il ministero degli Esteri russo. L'Unione europea parla di queste elezioni come un "ostacolo alla pace". "Sono illegali, non saranno riconosciute" dichiara il nuovo responsabile della diplomazia dell'Ue, Federica Mogherini.

I separatisti filorussi hanno deciso di prolungare di due ore l'apertura dei seggi nelle autoproclamate repubbliche del popolo, di fronte a quella che viene descritta come una forte affluenza alle urne. Lo ha annunciato il responsabile dell'ufficio elettorale, Sergei Kosyakov, secondo il quale a mezzogiorno di oggi avevano già votato 230mila persone. A non essere chiaro - visto che più di 930.000 persone hanno dovuto lasciare le loro case - è invece il numero degli elettori. Le autorità ribelli di Donetsk sostengono comunque di aver stampato tre milioni di schede elettorali, 34.000 persone hanno già votato via internet.

Le repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lougansk sperano di ottenere attraverso le elezioni un "governo legittimo", che si allontani ancora di più da Kiev. Il governo centrale per tutta risposta ha aperto un'inchiesta sulle elezioni per "azioni miranti a cambiare l'ordine costituzionale e a prendere il potere". Lo ha annunciato su Facebook Markian Lubkivski, un alto dirigente dei servizi segreti ucraini (Sbu).

È stata una vigilia di tensione, con i combattimenti tra truppe di Kiev e miliziani che si sono intensificati, nonostante la fragile tregua del 5 settembre. Nelle ultime 24 ore sono sei i soldati ucraini morti e dieci quelli feriti. Resta invece difficile tracciare un bilancio dei caduti tra i miliziani filorussi appoggiati dal Cremlino in questo conflitto in cui, secondo l'Onu, da aprile a oggi hanno perso la vita almeno 4.035 persone. Tra cui molti civili.

La Russia ha fatto sapere che intende riconoscere il voto separatista, Vladimir Putin ha risposto picche alla richiesta avanzata per telefono giovedì notte dai leader di Ucraina, Germania e Francia di fare un passo indietro. Anzi, l'uomo forte del Cremlino ha ribattuto che è necessario instaurare "un dialogo serio" tra Kiev e i ribelli per permettere "una stabilizzazione completa della situazione".

Non si è fatta attendere la replica di Washington, che per bocca della portavoce del Consiglio di sicurezza della Casa Bianca, Bernadette Meehan, ha definito il voto separatista "illegittimo" e contrario a quanto stabilito dagli accordi di Minsk del 5 settembre. L'intesa siglata in Bielorussia prevede una larga autonomia per il sud-est ed elezioni locali nell'ottica di un decentramento del potere, ma non l'indipendenza della regione da Kiev. E per questo le autorità ucraine hanno accordato ad alcune aree del Donbass uno 'status speciale' per tre anni e hanno fissato le elezioni locali per il 7 dicembre.

Con il voto le due autoproclamate repubbliche popolari del Donbass - parte di quella che Putin ha già ribattezzato 'Nuova Russia', rispolverando la geografia zarista - puntano a dare uno schiaffo a Kiev legittimando la loro sovranità sui territori occupati.

FONTE: repubblica.it