mercoledì 5 novembre 2014

Midterm 2014, gli Stati Uniti bocciano Obama, i repubblicani conquistano la Camera e il Senato


Scardinata la coalizione che nel 2008 e 2012 portò il democratico alla vittoria. Ora il presidente “anatra zoppa”, dovrà gestire il potere esecutivo in condizione di debolezza

Pesante sconfitta per i democratici, e per il presidente Obama, nelle elezioni midterm. I repubblicani, infatti, non solo hanno conquistato la maggioranza alla Camera e al Senato, ma hanno scardinato la coalizione che nel 2008 e 2012 aveva portato Barack alla Casa Bianca. Ora cominciano due anni molto difficili per il presidente, ormai “anatra zoppa”, che dovrà gestire il potere esecutivo da una posizione di grande debolezza, e per il suo partito, che dovrà ricostruire una nuova strategia elettorale se vuole tornare competitivo alle presidenziali del 2016. 

La giornata ha preso subito una piega negativa per i democratici, fin dai primi exit poll. Oltre il 50% degli elettori appena usciti dai seggi, infatti, ha detto che era scontento dei parlamentari di entrambi i partiti, ma ancora di più dell’amministrazione. Le elezioni di medio termine, in sostanza, si sono trasformate in un referendum su Obama e le sue politiche, e il risultato è stata una netta bocciatura. L’economia in ripresa non è bastata a salvarlo, a fronte delle delusioni per l’incerto lancio della riforma sanitaria, l’occupazione che balbetta, il mancato rinnovo delle leggi sull’immigrazione, il tentativo fallito di limitare la vendita delle armi dopo la strage di Sandy Hook, le crisi internazionali come quella dell’Isis, e persino la gestione dell’emergenza ebola. 

Il controllo della Camera da parte del Grand Old Party, come negli Usa viene chiamato il Partito repubblicano, non era mai stato in discussione, e la sua conferma è venuta subito dopo la chiusura delle urne. La gara quindi era tutta concentrata sul Senato, dove l’opposizione aveva bisogno di togliere sei seggi ai rivali democratici per diventare maggioranza. Ci è riuscita, andando ben oltre le aspettative. I repubblicani, infatti, non hanno vinto solo negli stati più deboli detenuti fino a ieri dai loro avversari, ma anche in molte regioni che proprio Obama aveva conquistato, cambiando la geografia politica degli Usa. Il Grand Old Party si è ripreso subito Montana, West Virginia, South Dakota, Arkansas, Alaska, e fino a qui non si può parlare di vere sorprese.  

Poi, però, ha portato via ai rivali anche Iowa, North Carolina e Colorado, che Barack aveva trasformato in stati blu puntanto sugli immigrati ispanici, i neri, le donne, i giovani, e i moderati bianchi che non si riconoscevano negli estremismi dei repubblicani modello Tea Party. Questa era la coalizione che aveva costruito il primo presidente di colore, e che sembrava destinata a durare, se non altro per ragioni demografiche. Le sue politiche degli ultimi sei anni, però, hanno deluso la sua base, che per reazione ha abbandonato i candidati democratici, nonostante negli ultimi mesi l’economia avesse dato segnali di ripresa. A queste sconfitte si è aggiunto il ballottaggio in Louisiana, che l’incumbent democratica Landrieu sembra destinata a perdere il prossimo 6 dicembre, e le vittorie di misura ottenute dal partito del presidente nel New Hampshire, e soprattutto in Virginia, un altro stato tradizionalmente repubblicano, che Obama era riuscito a conquistare. 

FONTE: Paolo Mastrolilli (lastampa.it)