lunedì 1 dicembre 2014

Isola del Giglio, il piano della Costa Concordia: 85 milioni di dollari per ripristinare i fondali


Il progetto suddiviso in quattro fasi consecutive. Sarà necessario un nuovo cantiere

Ottantacinque milioni di dollari per riportare i fondali dell’isola del Giglio così come erano prima del naufragio della Costa Concordia il 13 gennaio 2012. I lavori sono stati affidati da Costa Crociere alla Micoperi di Ravenna. La mobilitazione di mezzi e personale inizierà la prossima settimana, mentre i lavori partiranno entro brevissimo tempo e dureranno circa 15 mesi, ossia entro l’inizio della primavera 2016. Il personale impiegato (tecnici, sommozzatori ed equipaggi dei mezzi navali) andrà da un minimo di 50 a un massimo di 150 persone. L’Osservatorio di monitoraggio costituito in seno alla Regione Toscana seguirà e controllerà l’andamento dei lavori, autorizzando tutte le fasi.  

Un piano di monitoraggio ambientale, condiviso con le autorità, verrà avviato in parallelo alle operazioni per ridurre al minimo l’impatto ambientale. Il piano,
dall’Università La Sapienza di Roma, prevede controlli costanti sulle lavorazioni e sulla qualità delle acque, test biologici ed ecotossicologici sui pesci, il posizionamento di stazioni di controllo “mussel watch”, analisi periodiche sui sedimenti, il monitoraggio degli habitat protetti (in particolare posidonia e coralligeno) e dei cetacei in caso di attività che possano generare rumore. 

Il progetto è suddiviso in quattro fasi consecutive. Si inizierà rimuovendo i detriti rimasti sul fondale dell’area di cantiere, gli anchor block serviti all’installazione delle torri utilizzate per i sistemi di ritenuta del relitto e i sacchi di cemento utilizzati per il falso fondale di appoggio del relitto durante la rotazione e il rigalleggiamento. Infine verranno rimosse le sei piattaforme di acciaio su cui poggiava il relitto e saranno eliminati i sedimenti depositati sul fondo. 

Per quanto riguarda la rimozione delle piattaforme, il dibattito è però ancora aperto. Il sindaco del Giglio, Sergio Ortelli, confortato da autorevoli biologi ed esperti di scienze ambientali (ne hanno dibattuto in un convegno a Genova il 26 novembre scorso), sostiene che le strutture subacquee realizzate per il recupero della Concordia potrebbero diventare un santuario del mare, un reef artificiale in grado di attirare sub e turisti. «In Giappone, dove si concentra il 90% di quelle esistenti - dice Giulio Relini, già professore di Ecologia all’Università di Genova e presidente della Società italiana di biologia marina - le barriere vengono costruite e sommerse per la pesca professionale, negli Stati Uniti sono considerate una risorsa per il turismo subacqueo».  

Dello stesso parere Attilio Rinaldi, ex direttore dell’Icram, l’Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare: «A distanza di cinquant’anni dall’incidente, le lamiere contorte del Paguro in Adriatico ospitano straordinarie quantità di pesce, sciami di spigole di grandi dimensioni, orate, grandi predatori, grandi quantità di filtratori (spugne, anemoni gioiello, ofiure) e intorno ci sono tursiopi e tartarughe. Dal 1995 il Paguro è zona di tutela biologica e dal 2012 Sito di Interesse Comunitario».

FONTE: Teodoro Chiarelli (lastampa.it)