venerdì 27 febbraio 2015

Responsabilità civile dei giudici: chi può agire, come e cosa paga il giudice


Sarà punita anche l’inerzia. In caso di condanna al magistrato potrà essere decurtato lo stipendio fino al 50%

La nuova legge è una rivoluzione?  
Non proprio. La responsabilità civile del magistrato in caso di dolo o colpa grave c’era già nella legge Vassalli del 1988 e si mantiene con l’attuale riforma. Il risarcimento rimane sempre a carico dello Stato: significa che il cittadino non può fare causa direttamente al magistrato, ma allo Stato. È una novità della riforma che la rivalsa nei confronti del magistrato scatti quando a causa di una negligenza inescusabile del magistrato ci sia stato un travisamento del fatto o delle prove.  

Chi può fare ricorso?  
La legge dice: può fare ricorso chi abbia subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento o di un provvedimento di un magistrato esercitato con dolo, colpa grave, ovvero per diniego di giustizia. Quest’ultimo, il diniego di giustizia, scatta quando vi sia un’omissione o un ritardo del magistrato nel compimento di atti dopo che la parte ha presentato istanza e siano decorsi trenta giorni inutilmente e senza giustificato motivo. Questa forma di risarcimento non va confusa con i risarcimenti per ingiusta detenzione oppure per errore giudiziario. Nel primo caso, di cittadini ingiustamente detenuti in fase cautelare, dal 1991 a oggi sono state accolte 23.226 domande, generando 580 milioni di euro in liquidazioni. Nel secondo caso, quello di cittadini ingiustamente condannati e successivamente riabilitati, nello stesso periodo di tempo sono stati liquidati 31,8 milioni di euro in risarcimenti.  

Faremo tutti ricorso?  
È il timore dei magistrati. Ma non è detto. Certo non è sufficiente che il giudice ci sia antipatico o ci abbia dato torto. I tribunali civili a cui ci si potrà rivolgere, senza più il filtro della vecchia legge, terranno conto che non può essere considerato degna di risarcimento una normale interpretazione delle norme, né l’ordinaria valutazione del fatto o delle prove. È negligenza inescusabile, invece, il travisamento del fatto o delle prove. Ma dev’essere un travisamento macroscopico ed evidente. Sul punto i magistrati si aspettano una valanga di ricorsi. 

Quando e come fare ricorso?  
Ci si rivolge al presidente del Consiglio entro 3 anni dal fatto che ha cagionato il danno se in tale termine non si è concluso il grado di giudizio. La presidenza del Consiglio attiverà l’Avvocatura dello Stato per difendersi. E a quel punto si andrà davanti al giudice civile.  

Che cosa rischia il magistrato?  
Qualora sia accolto un ricorso, e lo Stato sia condannato a pagare un risarcimento al cittadino, lo Stato avrà poi l’obbligo (era una facoltà) di rivalersi sul magistrato che ha sbagliato, ma solo nell’ipotesi di dolo o di negligenza grave. Il magistrato rischia una decurtazione dello stipendio che però non potrà mai eccedere la metà dello stipendio (era un terzo) al netto delle trattenute fiscali. Questo limite non si applica nel caso di dolo; qui l’azione risarcitoria dello Stato potrà essere totale. È previsto, a seguire, anche un procedimento disciplinare nei confronti del giudice.

FONTE: Francesco Grignetti (lastampa.it)