sabato 7 marzo 2015

Raffica di attentati in Nigeria e Mali


Cinque attacchi kamikaze nella più grande città nel nord-est della Nigeria, Maiduguri: 54 morti e 143 feriti. Sparatoria anche a Bamako. Tra le vittime, un francese e un belga

Ancora sangue in Africa, dove l’avanzata del terrorismo di matrice jihadista non accenna a rallentare. Oggi, in poche ore, una raffica di attentati ha scosso i travagliati territori della Nigeria e del Mali. 

Cinque attacchi kamikaze hanno colpito la più grande città nel nord-est della Nigeria, Maiduguri, provocando una strage: 54 morti e 143 feriti. Qualche ora prima un altro attacco, che secondo la polizia ha tutte le caratteristiche dell’attentato terroristico, ha scosso il Mali. Un uomo armato ha aperto il fuoco in un ristorante della capitale Bamako, frequentato soprattutto da occidentali,uccidendo 5 persone e ferendone 9. 

In Nigeria le esplosioni sono avvenute in un arco temporale di quattro ore in diverse zone della città, da un mercato del pesce, a una affollata stazione di autobus, a un checkpoint militare fuori dalla città. La responsabilità degli attacchi non è stata ancora rivendicata, ma tutti portano i tratti distintivi del gruppo estremista islamico Boko Haram. Il paese è parte di quell’area dell’Africa occidentale, insieme a Niger, Camerun e Ciad, ormai al centro da settimane delle violente incursioni di Boko Haram e di conseguenza dei raid della forza militare internazionale panafricana. Il gruppo terroristico ha attaccato Maiduguri molte volte, con bombardamenti e attacchi armati da quando gli insorti sono stati cacciati dalla città, dopo lo stato di emergenza istituito nel 2013. La capitale dello stato federale di Borno rappresenta il cuore di una rivolta islamica che ha ucciso circa 12.000 persone in quasi sei anni. La furia distruttiva del gruppo non si arresta, ma avanza senza sosta. E nonostante il continente si difenda e abbia istituito una forza internazionale panafricana anti-jihadista, la minaccia dei fondamentalisti islamici di Boko Haram si è fatta sempre più aggressiva dall’inizio dell’anno dopo che gli stessi hanno dichiarato la propria affiliazione all’Isis. 

Anche l’attacco che oggi ha colpito la popolosa capitale del Mali sembra essere di matrice terroristica. Un uomo incappucciato e armato di mitragliatrice ha aperto il fuoco in un ristorante di Bamako frequentato soprattutto da occidentali, uccidendo cinque persone e ferendone altre nove. Le vittime sono un cittadino belga, dipendente della delegazione Ue, un francese, un altro europeo e due locali. Mentre tra i feriti ci sono due militari svizzeri e due esperti delle Nazioni Unite.  
«Ho appena parlato dell’attentato terroristico a Bamako con il capo della delegazione Ue in Mali. Una delle vittime lavorava con noi» ha twittato, in lingua francese, l’alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini. 
Ferma la reazione del presidente della Ue, Donald Tusk: «l’Unione europea - ha detto - non si farà intimidire dal terrorismo, in patria o all’estero. Resteremo fermi a sostegno del Mali e della sua gente.» Sulla stessa linea l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini. Per il Segretario di Stato americano John Kerry, in visita in Francia, tali atti non intimidiscono, ma hanno «l’effetto esattamente opposto.» 

Del resto dal Maghreb all’Africa subsahariana, sussulti di terrore scuotono l’intero continente. Il terrorismo di matrice islamica è pronto ad approfittare non solo di Stati in disfacimento, come la Libia, la Jihad africana avanza e ormai si allarga dal Nilo all’Oceano Indiano: va dagli Shabaab somali ai Boko Haram nigeriani fino alla trasversale Aqmi e a tutta la galassia transnazionale che opera tra Algeria, Tunisia, Mali e Mauritania, alimentata dallo sconfinamento degli arsenali che furono di Gheddafi. 
 
FONTE: lastampa.it