venerdì 20 marzo 2015

Kamikaze nelle moschee sciite, strage in Yemen

Doppio attentato a Sanaa: almeno 137 morti, decine di feriti. Rivendicazione dell’Isis

Oltre 135 morti e decine di feriti è il bilancio ancora parziale di un attacco a colpi di kamikaze contro due moschee houthi di Sanaa con cui lo Stato Islamico (Isis) apre il fronte di guerra in Yemen.  

L’OFFENSIVA DEL CALIFFO  
Le esplosioni sono avvenute oggi all’ora di massima affluenza nelle moschee di Badr e al-Hashoosh quando almeno tre kamikaze si sono fatti esplodere fra centinaia di fedeli houthi, il movimento ribelle che controlla la capitale dopo aver rovesciato il governo sunnita. Lo Stato Islamico di Abu Bakr al Baghdadi ha annunciato lo scorso novembre di aver creato proprie cellule in Yemen e con un’esplicita rivendicazione ha affermato di essere il mandante della strage odierna.  

I KAMIKAZE TRA I FEDELI  
Testimoni locali affermano che uno dei kamikaze è entrato dentro la moschea, mischiandosi ai fedeli houthi, prima di farsi saltare in aria e quando i sopravvissuti correvano in cerca di fuga verso l’uscita è stato il secondo a farsi esplodere, proprio davanti all’entrata. Fra le vittime c’è l’imam della moschea Badr, Al-Murtada bin Zayd al-Mahatwari. L’attacco alla seconda moschea è avvenuto quasi contemporaneamente.  

COSI’ IL CALIFFO “SCAVALCA” AL QAEDA  
Gli attacchi di Isis lasciano intendere la scelta del Califfo di portare in Yemen la sanguinosa guerra contro gli sciiti - a cui gli houthi vengono accomunati - già in atto in più Paesi arabi, dall’Iraq al Libano fino al Pakistan. La presa del potere da parte degli houthi aveva sollevato malumori nello Yemen, un Paese a maggioranza sunnita, anche perché il presidente deposto Manour Hadi ha più volte accusato i ribelli di aver ricevuto aiuti dall’Iran. Lo Yemen è una roccaforte di “Al Qaeda nella Penisola Arabica”, emanazione diretta della centrale pakistana di Al Qaeda guidata da Ayman al-Zawahiri, ma finora Al Qaeda aveva evitato attacchi frontali ai ribelli houthi detentori del potere politico. E’ stato il Califfo a ordinare di farlo.
 
FONTE: Maurizio Molinari (lastampa.it)