lunedì 23 marzo 2015

Dagli Etf all’investimento sulla casa: le strategie per integrare la pensione

Assegni magri dopo il lavoro: ecco come conservare il tenore di vita del passato

Pensioni magre. È quel che ci aspetta una volta finito di lavorare. Per questo diventa sempre più importante cercare di arricchire l’assegno che arriverà ogni mese. L’obiettivo è quello di mantenere lo stesso tenore di vita del passato. Come fare? Le strade sono molte e non c’è una ricetta unica. Una possibilità è quella di integrare l’assegno pensionistico con i propri risparmi, sempre che davvero si riesca a mettere da parte qualcosa nel corso della vita lavorativa. Pare questo un passaggio contabile molto semplice eppure vanno seguite regole precise per non ritrovarsi a secco troppo presto. Innanzitutto occorre reinvestire questo gruzzolo non solo nel corso dell’intera vita ma anche nel momento in cui verrà utilizzato per i prelievi integra-pensione. «L’ideale è puntare su prodotti a costi bassissimi come gli Etf per evitare di farsi erodere il rendimento annuo da spese e commissioni – spiega Claudio Barberis, responsabile dell’asset allocation di MoneyFarm.com -. Si tratta di cifre piccole ma che nel corso dei decenni pesano parecchio sulla somma iniziale».  

Basso rischio  
È poi preferibile puntare su prodotti a basso rischio come possono essere le obbligazioni e magari riservare solo una piccola parte degli investimenti ad asset più a rischio ma con rendimenti più alti come possono essere le azioni. Sulle quote da prelevare vanno fatti poi i giusti calcoli. Qual è la cifra giusta e soprattutto deve essere fissa o si può accrescere nel corso degli anni? L’esempio indicato in tabella mostra il caso di un tesoretto da 100mila euro (investito con rendimenti netti al 3% e in un contesto inflattivo al 2%). Dopo 20 anni di prelievi stabile a colpi di 5mila euro l’anno, resterà ancora una somma di 7.400 euro. Nel caso di prelievi crescenti (5% l’anno) ma iniziati da un livello più basso di 3mila euro, alla fine dei 20 anni avanzeranno 15mila euro. 

Gli immobili  
Un’altra ipotesi già molto praticata dagli italiani è quella di puntare sugli immobili. «Sono un asset vero e proprio che oggi può offrire una rendita intorno al 3% netto annuo» spiega Giuseppe Romano, direttore ufficio studi Consultique. Le entrate cambiano a seconda del tipo di immobile, delle zone del Paese e delle varie zone cittadine. I rischi non mancano: occorre tenere ben presente i costi che l’immobile può produrre, dalle manutenzioni, alle tasse, ai rischi di inquilini insolventi, alla vetustà del mattone. Oltre all’affitto, l’immobile può diventare una riserva importante di liquidità ed essere smobilizzato, sia parzialmente, sia integralmente. Si può vendere sul mercato oppure si può trasformare in cash con la nuda proprietà o con la nuova formula appena rilanciata del Prestito ipotecario vitalizio. Si tratta di un prestito che i pensionati over 60 possono chiedere dando in cambio alla banca una parte del proprio immobile. Non dovranno pagare rate e potranno restare a vivere nella propria abitazione. «Questa formula può diventare un’opportunità a patto che le banche applichino tassi d’interesse adeguati» dice Romano. 

I fondi integrativi  
E i fondi pensione integrativi? Sono una valida alternativa alle formule fai-da-te. Offrono una rendita mensile che può complessivamente arrivare fino al 50% del capitale versato negli anni. Se però il montante è inferiore ai 70mila euro allora si può richiedere tutto il capitale in un solo colpo. Il vantaggio sta nel fatto che negli anni le cifre versate verranno reinvestite da professionisti della gestione. Dunque si rivaluteranno annualmente ma molto dipenderà anche dall’andamento dei mercati. Nel 2014, i rendimenti medi dei vari strumenti di previdenza complementare hanno superato il 7%. Nel dettaglio, i fondi pensione negoziali hanno guadagnato in media l’anno passato il 7,3%, i fondi aperti il 7,5% e i Pip (Piani individuali pensionistici) il 7,3%. Il Tfr? E’ rimasto all’1,3%.

FONTE: Sandra Riccio (lastampa.it)