venerdì 22 maggio 2015

L'anticorruzione è legge: pene più severe, torna il falso in bilancio

 
 
L'Italia ha da oggi una nuova legge anticorruzione. Con pene più severe per i reati contro la pubblica amministrazione, sconti per chi collabora e, soprattutto, il ritorno del falso in bilancio con condanne che, nel caso delle società quotate in borsa, possono arrivare fino a otto anni. Il testo, presentato oltre due anni fa da Pietro Grasso quale primo atto da senatore, è stato profondamente cambiato dagli emendamenti del Guardasigilli Andrea Orlando e ieri, accolto da un lungo applauso della Camera, approvato con con 280 sì (maggioranza e Sel), 53 no (Fi e M5S) e 11 astenuti (Lega). Un traguardo, a pochi giorni dalle regionali, che fa esultare Renzi: è un risultato fino a qualche tempo fa «impensabile», in grado di riavvicinare «la politica alle aspettative degli italiani». Il tweet di Orlando arriva un secondo dopo il varo: «Corrotti e corruttori tradiscono il Paese. La nuova legge anticorruzione da oggi rende più forte l'Italia». Idem il presidente del Senato Grasso: «E' arrivato Godot».

LE POSIZIONI

 C'era bisogno di una nuova legge anticorruzione ad appena tre anni da quella del governo Monti? La legge Severino, spiega il Guardasigilli, conteneva importanti novità sulla prevenzione, ma era da integrare sul fronte della repressione a causa delle divisioni nella strana maggioranza dell'epoca. Anche per il governo Renzi la strada è stata tutt'altro che in discesa. La novità più rilevante, ma anche la più travagliata, è certamente la reintroduzione del falso in bilancio che il governo Berlusconi aveva depenalizzato nel 2001 riducendo la pena massima da 5 a 2 anni. Ora torna ad essere un reato di pericolo. Tranne che per le piccole società non soggette al fallimento, il falso è perseguibile d'ufficio. Con diverse gradazioni. Chi falsifica il bilancio di una spa quotata rischia da 3 a 8 anni di carcere. Per le società non quotate si scende a 1-5 (non intercettabile). Per le piccole società non fallibili la pena è da 6 mesi a tre anni. Prevista la non punibilità per «particolare tenuità del fatto».

PIÙ CARCERE E ”SCONTI”

Le pene per il reato di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio aumentano di 2 anni sia nel massimo, passando da 8 ai 10 anni; sia del minimo, da 4 a 6. Riviste al rialzo anche le pene massime per peculato, corruzione per l'esercizio della funzione, corruzione in atti giudiziari. Con il conseguente allungamento della prescrizione. Per questo il viceministro alfaniano Enrico Costa chiede ora un'armonizazione con il ddl al Senato. E ancora: nel reato di concussione torna ad essere ricompresa la figura dell'incaricato di pubblico servizio, che la legge Severino aveva fatto trasmigrare nell'induzione indebita. Sconti di pena da un terzo a due terzi a chi fornisce le prove o aiuta a individuare gli altri responsabili. Chi invece intende patteggiare dovrà prima restituire integralmente la mazzetta. Per il presidente dell'Anticorruzione, Raffaele Cantone, la legge appena varata «è quanto di meglio possibile» anche se «ci sono cose che possono essere migliorate». Un passo avanti, chiosa l'Anm, ma ora servono «altre misure strutturali»
 
FONTE: Silvia Barocci (ilmessaggero.it)