martedì 2 giugno 2015

Tra gennaio e marzo +115 mila imprese, una su tre è guidata da under 35

 
Rapporto Unioncamere conferma che i giovani scelgono sempre di più la strada di mettersi in proprio

Un altro segnale che fa ben sperare e questa volta riguarda la voglia d’impresa dei giovani. Dall’inizio dell’anno, un piccolo esercito di italiani under 35, comunica il rapporto Unioncamere, ha sciolto gli indugi e, di fronte ad un mercato del lavoro che lentamente sta riprendendo a muoversi, ha scelto di mettersi in proprio. Tra gennaio e marzo sono nate 115mila nuove imprese e, infatti, tra esse oltre 35mila (il 31%) hanno alla guida uno o più giovani con meno di 35 anni di età. Si distingue il Mezzogiorno, dove ha sede il 36% delle imprese giovanili nate lo scorso trimestre, con poco più di 13mila nuove iniziative.  
Quasi 2 aziende su 3 avviate da un under 35 hanno puntato subito sul web: il 45% è già pronto a vendere online. I settori che attirano di più i giovani imprenditori sono quelli del commercio (dove opera circa il 20% delle neo-imprese under 35), delle costruzioni (9,5%) e dei servizi di ristorazione (5,1%). Nella grande maggioranza dei casi (il 76%) si tratta di imprese individuali, la forma più semplice ma anche la più fragile per operare sul mercato; il 17% ha scelto invece la forma della società di capitale, più idonea a sostenere progetti di sviluppo più ambiziosi. 
Il contributo dei giovani imprenditori under 35 al ricambio della base imprenditoriale (il saldo tra aperture e chiusure di imprese giovanili è stato pari a +16.606 unità) è particolarmente importante in un trimestre come quello di inizio anno che, tradizionalmente, sconta un forte bilancio negativo (quest’anno è stato pari a -18.685 unità, dovuto al concentrarsi di molte chiusure di attività sul finire dell’anno precedente). 
Un contributo rilevante a sostenere questo turnover è venuto dagli imprenditori immigrati nel nostro paese. Delle 35.442 nuove iniziative imprenditoriali giovanili del trimestre, infatti, ben 7.773 (in pratica una su cinque) ha alla guida una persona nata al di fuori dei confini nazionali. 
 
FONTE: Walter Passerini (lastampa.it)