domenica 21 giugno 2015

Roma, le case del Campidoglio

 
Il Comune possiede oltre 42 mila immobili: di 24 mila si conosce il canone. Solo 16 fruttano più di 1.000 euro mensili
 
Il signor Gianpaolo Cuccari, un cittadino romano deciso a sapere ciò che evidentemente lassù in alto nessuno vuole sapere, si è piazzato per settimane davanti al computer e ha battuto a tappeto il database di 24.525 appartamenti di proprietà del Comune di cui possiamo conoscere (evviva la trasparenza!) il canone incassato. E ha scoperto che 7.066 di queste case, cioè quasi un terzo, sono affittate a 7 euro e 75 centesimi al mese. Direte: è un errore di stampa. Lo ripetiamo: sette euro e settantacinque centesimi al mese. Il costo di una pizza Margherita (senza birra) in una bettola fuorimano. Sul versante opposto, le abitazioni spesso di prestigio e collocate nei posti più esclusivi della città eterna che sono affittati dal Campidoglio a più di mille euro al mese (andate online e cercate: nelle zone storiche di pregio si parte dai 1.500 in su...) sono in tutto 16: sedici! Lo 0,06 per cento. Di più ancora: le case affittate a meno di 300 euro (solo topaie o quasi di periferia, sul libero mercato) sono il 95,1%.
Sbarrati gli occhi per l’indignazione, il solitario Sherlock Holmes ha preso carta e penna e ha denunciato il fatto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti: «Nel corso del tempo il Comune di Roma non ha mai aggiornato i canoni e, in conseguenza dell’ingresso nell’euro, appare certo che si sia limitato a fare la conversione dell’importo nella nuova moneta. La documentazione allegata al presente esposto pone in evidenza, essendo gli importi dei canoni differenziati a seconda della colorazione utilizzata, il metodo con cui sono stati enucleati i dati sopra indicati». La prova? «Nel medesimo immobile spesso è possibile rinvenire la situazione per cui la maggior parte delle persone paga canoni irrisori, mentre altri soggetti abitanti nel medesimo palazzo pagano canoni che, seppur affatto alti, sono notevolmente superiori agli altri». Ovvio: chi era già dentro ha continuato a pagare cifre risibili per decenni senza che alcuno si prendesse la briga di andare ad aggiornare l’affitto.
Di più ancora: «Sorge il fondato sospetto che nel corso del lungo tempo trascorso dal momento della prima assegnazione soggetti diversi dai legittimi assegnatari abbiano goduto degli immobili ad insaputa degli organi comunali competenti, colposamente inerti». Immaginiamo la faccia del procuratore generale della Corte dei conti Salvatore Nottola: «Ma non c’è nessuno che controlli?». Intendiamoci: in una metropoli come Roma, con tutti i problemi sociali che esistono e si sono aggravati negli ultimi anni, ci sta pure che alcune abitazioni pubbliche vengano assegnate a prezzi ultra-popolari. Ma quelle case a 7,75 euro al mese son davvero occupate solo da vecchi pensionati impoveriti dalla crisi o da famiglie indigenti che non ce la fanno? Dubitiamo.
 
FONTE: Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella (corriere.it)