mercoledì 24 giugno 2015

La Consulta: illegittimo il blocco del contratto nel pubblico impiego, ma non per il passato

 
Scongiurato il rischio di un esborso da 35 miliardi di euro per le casse dello Stato
 
Il mancato rinnovo del contratto del pubblico impiego negli ultimi 6 anni è illegittimo secondo la Corte Costituzionale, da ieri riunita in camera di consiglio per decidere su questa delicatissima questione. Ma la sentenza non vale per il passato.  
 
Il ricorso contro il blocco dei contratti era stato presentato dal sindacato Confsal-Unsa e qualora accolto in pieno avrebbe comportato un esborso per lo Stato di almeno 35 miliardi per la vacanza tra il 2010 e il 2015, con un effetto strutturale di 13 miliardi annui a partire dal 2016, secondo una memoria presentata dall’Avvocatura dello Stato che difende il governo. 
 
Il blocco del rinnovo dei contratti per i lavoratori del pubblico impiego è stato inserito da vari governi in decreti per il risanamento dei conti pubblici a partire dal 2009. E confermato poi per il 2014 dal Governo Monti. La sentenza, da un lato, salva i conti pubblici evitando il ripetersi di un caso-pensioni, ma dall’altro a questo punto rende obbligatorio per il governo riaprire la partita dei contratti che secondo gli ultimi dati interessa oltre 3 milioni e 300mila lavoratori. 
 
 
 
Ecco il comunicato ufficiale della Consulta:
    
La Corte Costituzionale, in relazione alle questioni di legittimità costituzionale sollevate con le ordinanze R.O. n. 76/2014 e R.O. n. 125/2014, ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato.La Corte ha respinto le restanti censure proposte.
 
FONTE: Paolo Baroni (lastampa.it)