domenica 28 giugno 2015

Esperto di armi elettroniche sparì nel nulla nel 1990: si riapre il caso Cervia

 
Originario di Borgomanero, venne rapito alla vigilia della guerra del Golfo. Il tribunale di Roma respinge l’archiviazione: due ministeri a processo per aver ostacolato le indagini
 
Si riapre il caso di Davide Cervia, lo specialista di armi elettroniche borgomanerese rapito vicino a casa nel settembre del 1990. La famiglia di Cervia ha chiamato in causa anche lo Stato su una vicenda che presenta numerosissimi lati oscuri e inquietanti: ha trascinato sul banco degli imputati i Ministeri della Difesa e della Giustizia con l’accusa di condotta negligente per avere ostacolato l’accertamento delle cause che hanno condotto al rapimento di Cervia
 
La causa per «violazione del diritto alla verità» è iniziata nel 2012, ma l’Avvocatura dello Stato aveva chiesto la prescrizione. Adesso la seconda sezione del Tribunale Civile di Roma, tramite il giudice Paola D’Ovidio, ha invece accolto la richiesta dei familiari: il processo continua, e Marisa Gentile, moglie di Cervia, potrà portare in dibattimento prove e documenti contro i Ministeri. Davanti al Tribunale era stato organizzato un sit in dell’associazione «Dove sei?», che riunisce i parenti delle persone scomparse.
 
«Fu portato in Africa»  
Domenica 14 giugno il caso di Cervia era di nuovo stato portato alla ribalta in piazza San Pietro: dove era arrivata la marcia organizzata da «Dove sei?». Davanti al papa era stato innalzato uno striscione col nome di Cervia e la richiesta di arrivare alla verità. Davide Cervia, che a Borgomanero ha ancora i parenti, era scomparso il 12 settembre 1990, rapito nelle vicinanza della sua abitazione a Velletri. Cervia era un grande esperto di armi elettroniche e nel 1980 aveva montato sulla nave militare «Maestrale» un sistema di armamento top secret. La famiglia ha sempre sospettato che sia stato rapito e portato o in Africa settentrionale o in Medio Oriente, in una delle zone caldissime sotto il profilo militare, dove c’era bisogno di uno specialista di congegni elettronici bellici ad altissimo livello. 
 
La vicenda giudiziaria  
La vicenda è ricca di depistaggi, fatti inquietanti, un attentato alla casa dei Cervia nel 2012. I Cervia hanno sempre dovuto lottare col silenzio delle istituzioni militari e civili: il 5 aprile del 2000 la Procura della Repubblica di Roma archiviava il caso, confermando che l’uomo era stato rapito da ignoti. L’11 giugno del 2014 il caso è stato riaperto ma subito è arrivata la richiesta di archiviazione. Ora il Tribunale di Roma ha deliberato che sulla vicenda debba essere fatta piena luce, anche con le prove e i documenti che porterà la famiglia del rapito. L’anno scorso al caso è stato dedicato anche un film, «Fuoco amico. La storia di Davide Cervia», regista Francesco Del Grosso.  
 
La famiglia: «Lottiamo da 25 anni per fare luce»  
«Lottiamo da 25 anni per fare luce su questo rapimento: finalmente è arrivata questa notizia positiva, per cui il caso non viene archiviato, ma la battaglia è ancora lunga, perché bisognerà vedere quando e come riprenderà il processo». Marisa Gentile, moglie di Davide Cervia, non ha mai perso le speranze ed è decisa più che mai ad andare avanti nella sua battaglia. «Mio marito ha militato nell’esercito ed è stato un leale e valido servitore dello Stato. Anche per questo mi aspettavo che lo Stato, in questi anni, fosse al nostro fianco per accertare la verità. Invece è accaduto il contrario: manomissioni, depistaggi, accertamenti lacunosi, ostacoli di qualsiasi genere. Abbiamo un memorandum di 58 punti che abbiamo consegnato alla magistratura, in cui viene smontato tassello per tassello il castello di assurdità messo in piedi in questi anni per insabbiare il caso, perché non se ne parlasse più».
 
FONTE: Marcello Giordani (lastampa.it)