lunedì 24 agosto 2015

Verdetto sui Marò, per l’Italia una vittoria a metà: Girone non rientra ma l’India non può giudicare

I giudici: «Roma e Delhi sospendano le procedure, stop ai processi in corso». La competenza è adesso dell’Aja. Respinta la richiesta di libertà per i due fucilieri

AMBURGO - Prima vittoria, anche se a metà, per l’Italia che non ottiene il ritorno in Patria dei marò, ma toglie all’India la giurisdizione sul caso. Il Tribunale internazionale del Diritto del mare di Amburgo ha infatti deciso che l’India non ha competenza a giudicare i due fucilieri di marina, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, e perciò deve asternersi da qualsiasi procedura. Il 26 agosto avrebbe dovuto riunirsi la Corte Supreama indiana. Sarà invece la procedura arbitrale internazionale a decidere la sorte dei sue sergenti italiani, accusati da Nuova Dehli di aver ucciso due pescatori nello stato del Kerala nel febbraio 2012, mentre erano in servizio a bordo della Enrica Lexie.

Il verdetto

Il presidente Vladimir Golitsyn, russo, ha impiegato 37 minuti per leggere l’ordine del Tribunale, composto da 21 giudici, anche se in questo caso due erano assenti (c’era però in aggiunta il giudice ad hoc Francesco Francioni). La delegazione italiana, rappresentata dall’ambasciatore italiano all’Aja, Francesco Azzarello e, con la tradizionale parrucca a boccoli grigia, da Sir Daniel Bethlehem, ex direttore del Servizio affari giuridici del ministero degli Esteri britannico adesso ha già fissato un appuntamento per le 14, con la delegazione indiana per fare un passo avanti nelle procedure per dar vita al tribunale aribitrale che dovrà pronunciarsi sulla questione.

No al rientro di Girone

Come misura provvisoria, l’Italia aveva chiesto al Tribunale del mare che i due fucilieri della marina tornassero a casa in attesa del verdetto finale, ma su questo punto il Tribunale di Amburgo ha preferito non esprimersi, rinviando la decisione all’arbitrato per non privilegiare uno dei due Paesi, come si legge al punto 126 della sentenza. Per la delegazione indiana, composta anche da una donna, Neery Chadha, vestita in sari tradizionale blu notte, l’ordinanza di Amburgo - 27 pagine con 141 paragrafi pronunciato con tono monocorde per oltre mezz’ora dal presidente Golitsyn - sono una netta sconfitta perché il governamento di Nuova Delhi “dovrà astenersi da prendere o eseguire qualsiasi misura giudiziaria o amministrativa” contro i sergenti Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, e dall’esercitare qualsiasi forma di giurisdizione sull’incidente della Enrica Lexie. Nonostante il Tribunale del Diritto del mare abbia riconosciuto la piena legittimazione e competenza della Corte arbitrale sulla vicenda, accogliendo quanto chiesto dall’Italia, il governo è però deluso che non abbia adottato nessuna misura sulla situazione di Latorre e Girone, ritenendo che della questione debba occuparsi la costituenda Corte arbitrale. «Per tale ragione, l’Italia sta valutando di rinnovare le richieste relative alla condizione dei Fucilieri davanti alla Corte arbitrale, non appena essa sarà costituita. Siamo certi che l’India attuerà senza ritardo le misure oggi prescritte», ha affermato l’ambasciatore Francesco Azzarello. Non si dichiara delusa invece l’Agente del governo indiano, Neeru Chanda, che al Corriere commenta: «Il Tribunale di Amburgo mare non ha tolto la giurisdizione all'India, l’ha solo sospesa in attesa del giudizio della Corte arbitrale».

FONTE: Giuliana Ferraino (corriere.it)