giovedì 10 settembre 2015

Guerra all’Isis, l’Italia manda il 9° Col Moschin in Iraq: ecco i dettagli dell’Operazione


La notizia, data in esclusiva da Daniele Raineri per Il Foglio, è clamorosa: il Presidente Usa Barack Obama avrebbe chiesto all’Italia un impegno contro l’Isis in prima linea. E il Governo ha deciso di inviare le Forze Speciali del 9° Col Moschin in Iraq: ecco i dettagli dell’Operazione.

Secondo quanto rivela il Foglio, che ha interpellato una fonte della Farnesina, l’Italia è pronta ad inviare Forze Speciali sul fronte iracheno per combattere l’Isis: “Si tratta di trenta incursori del Nono reggimento d’assalto Col Moschin e raggiungeranno un contingente di forze speciali americane in una nuova base militare creata a Taqaddum, tra Falluja e Ramadi – città entrambe controllate dallo Stato Islamico, la seconda è caduta a metà maggio”.
Parliamo di uno dei migliori reparti delle Forze Armate italiane, un’élite di soldati altamente specializzati e addestrati per combattere nelle peggiori condizioni. Gli incursori del 9° Col Moschin sono famosi in tutto il mondo per la loro capacità d’azione nei più pericolosi scenari di guerra, come hanno già dimostrato in passato sul fronte afghano e prima ancora in Iraq.
L’amministrazione Obama” – racconta ancora Ranieri sul Foglio – “aveva chiesto al governo italiano ottanta operatori delle forze speciali nell’ambito di una nuova strategia contro lo Stato islamico, ma il governo ha optato per trenta. Mercoledì i militari sono passati al Ministero degli Esteri per ritirare trenta passaporti diplomatici, che consentiranno loro l’accesso al paese via Baghdad e anche l’immunità diplomatica in caso di complicazioni”.
Tutto quindi sembra essere pronto per la partenza, che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.
I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE
 i soldati italiani svolgeranno operazioni sul campo, “outside the wire” (fuori la base, ndr), “assieme alle forze speciali americane, all’esercito iracheno e anche assieme ai clan sunniti locali chiamati a prendere le armi (in teoria) contro lo Stato islamico“.
Il tempo delle chiacchiere sembra essere finito e si passa direttamente alle maniere forti, altrimenti non si sarebbe deciso di inviare gli incursori del 9° Col Moschin a combattere l’Isis. È chiaro a tutti che quando si mette in moto un’operazione del genere, per cui vengono scelti i migliori, si va sul fronte per abbattere il nemico, limitando al massimo il rischio. In uno scenario come quello iracheno un piccolo drappello di 30 soldati altamente specializzati può essere molto più letale di un contingente numeroso ma macchinoso e poco agile.
ALLERTA ANTITERRORISMO IN ITALIA
Dopo il venerdì nero del terrorismo internazionale, con i 4 attacchi in Somalia, Kuwait, Francia e Tunisia, il Ministro dell’Interno Alfano ha elevata l’allerta antiterrorismo in Italia: “Non c’è nessun paese a rischio zero, e per questo oggi abbiamo elevato l’allerta e diramato l’allerta alle prefetture e alle questure.”
FONTE: infiltrato.it

In Sudafrica trovati resti umani di 3 milioni di anni fa. Gli scienziati: “Una nuova specie”


Il gruppo che ha condotto i lavori: «Una svolta nella ricerca della nostra evoluzione»

Un gruppo di scienziati internazionali ha scoperto una nuova specie umana, l’Homo Naledi, (che significa stella in sesotho una delle lingue locali in Sudafrica) in una grotta a 90 metri di profondità all’interno del Rising Star, un sito archeologico a circa 50 km da Johannesburg, patrimonio mondiale dell’Unesco e già in passato al centro di importanti scoperte antropologiche. 
La specie umana scoperta sarebbe una specie ponte” tra i primi bipedi e l’homo erectus e secondo le prime ricostruzioni avrebbe sembianze umane molto primitive: un encefalo molto ridotto, simile a quello di un gorilla e un busto ancora in parte ripiegato, paragonabile a quello di una scimmia. L’equipe di esperti ha ritrovato circa 1500 ossa di ominidi risalenti a circa 3 milioni di anni fa che apparterrebbero a 15 individui, tra loro bambini, giovani e un anziano. E molti altri fossili sono stati raccolti per procedere all’analisi. 
La raccolta dei reperti ossei è stata particolarmente complessa data la conformazione delle grotte del sito archeologico. Un team di sei ricercatrici molto magre sono state fatte entrare all’interno della cavità, dato il poco spazio a disposizione e attraverso un cavo ottico lungo 3,5 chilometri le operazioni di scavo sono state coordinate insieme ad un altro gruppo di scienziati rimasto, invece, in superficie. 

“Una scoperta destinata a lasciare il segno sugli studi paleontropologici” secondo Lee Berger, professore sull’evoluzione della specie umana alla Wits University di Johannesburg, “mai si era riusciti a ricomporre un fossile umano così nei dettagli”. Per John Hawks, un ricercatore che ha preso parte alla scoperta, “la scoperta dell’Homo Naledi cambia le certezze sulla storia dell’evoluzione umana”. 

FONTE: Lorenzo Simoncelli (lastampa.it)