martedì 15 settembre 2015

Ad Expo fa festa l’agricoltura. Coldiretti: “A fine anno export oltre 36 miliardi di euro”


L’esposizione universale ospita 30 mila associati dell’organizzazione agricola, tra numeri che portano ottimismo e le proteste contro il falso made in Italy

Un’onda gialla dentro Expo 2015. Fazzoletti, bandiere, cappellini e soprattutto persone. Tante. Sono circa 30 mila gli agricoltori di Coldiretti che il 15 settembre hanno invaso l’esposizione universale per la Giornata dell’agricoltura. Una giornata di mobilitazione, nel giorno dell’assemblea nazionale, per ribadire il valore della terra e dei suoi frutti. L’ottimismo arriva dai numeri dell’agricoltura italiana: 1,6 milioni di aziende, 250 miliardi di fatturato ogni anno, il 15 per cento del Pil nazionale. E poi i 272 prodotti Dop e Igp, e le 4.886 specialità regionali da tutelare. «Qui a Expo - esulta il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo - portiamo le nostre storie, e un modello che si fonda sul legame tra imprese e territorio, sulla sicurezza alimentare, sulla qualità». 

Festa e protesta  
L’autocelebrazione passa per altri numeri positivi. La crescita del biologico fino ad oltre 49 mila imprese (più 12 per cento). La più bassa quota d’Europa - pari a 0,4 per cento - di prodotti inquinati da residui chimici irregolari. «E poi soprattutto il record per le esportazioni, che - sottolinea Moncalvo - sono cresciute del 10 per cento nei primi due mesi di Expo e in proiezione arriveranno oltre 36 miliardi di euro a fine anno. È un motore di crescita anche dell’occupazione, e al Sud le assunzioni sono già cresciute dell’11 per cento in questo 2015, addirittura del 31 per cento se si considerano le sole donne».  

Ma la festa arriva anche a una settimana dalle proteste degli agricoltori al Brennero, contro il falso made in Italy. Ancora Moncalvo: «È una mobilitazione che continua, contro fiumi di prodotti che non dovrebbero entrare e invece arrivano. Andremo avanti su questo fronte e nel sostenere una filiera trasparente, con etichette più rigide. È un buon segno che il governo abbia confermato l’obbligo di indicare lo stabilimento di trasformazione». 

FONTE: Stefano Rizzato (lastampa.it)