venerdì 2 ottobre 2015

Laureati e contenti del loro lavoro, l’identikit dei giovani agricoltori


La Coldiretti ha diffuso un’analisi degli under 34 impiegati nel settore primario: sono più di 70 mila, in crescita del 35% rispetto al 2014

I giovani tornano a essere attratti dall’agricoltura. È un vero boom quello che emerge da un’analisi diffusa dalla Coldiretti. Un aumento del 35% di agricoltori under 34 in un solo anno, che porta a oltre 70 mila i giovani impiegati nel settore primario.  

La metà dei nuovi agricoltori è laureata, come dimostra la storia personale di Luca Beltrando, delegato della provincia di Cuneo di Coldiretti giovani impresa.Beltrando ha 30 anni e una laurea in Ingegneria aerospaziale. Durante il suo percorso universitario ha maturato la sua scelta: proseguire l’attività dei genitori nella zona di Bra, in provincia di Cuneo. Una famiglia che coltiva zucchine e asparagi e nella quale ora lavora con suo cugino. «In provincia chi sceglie di diventare agricoltore ha quasi sempre alle spalle un’attività famigliare. Però non si tratta mai di un’imposizione da parte dei genitori, ma una scelta personale basata anche sulle prospettive lavorative che il settore agricolo offre». 

Che non sia un obbligo imposto dalla famiglia lo dimostrano anche i dati sulla soddisfazione dei giovani agricoltori verso il loro lavoro. Più di tre su quattro si dicono più contenti di prima e quasi la stessa percentuale si definisce «orgoglioso». La testimonianza di Paolo Corda ne è un esempio. Corda ha 30 anni e più di due anni fa, insieme alla moglie, ha ristrutturato una vecchia cascina per poter coltivare lo zafferano. Una tradizione che nella zona di Villafranca d’Asti era scomparsa da tempo. «Ho studiato Architettura e lavoravo in uno studio mentre mia moglie era direttrice di banca dopo una laurea in Economia. Io ho mollato tutto perchè ho seguito la mia vera passione, la coltivazione»  

Pur non avendo mai lavorato nel settore primario, Corda, si è dedicato a un interesse che ha scoperto durante gli anni dell’università, ma che era diventato incompatibile con il suo passato lavoro. Una scelta dettata anche dal diverso stile di vita. «Mi piaceva molto lavorare da architetto, ma l’agricoltura per me aveva un fascino irresistibile». Anche sua moglie deve averlo pensato per decidere di lasciare un posto di rilievo in un banca. Una atteggiamento che conferma l’analisi della Coldiretti secondo cui quasi il 60% dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale o fare l’impiegato in banca.  

FONTE: lastampa.it