domenica 4 ottobre 2015

Siria, oltre 60 raid in quattro giorni, colpiti 50 obiettivi di Isis, la Russia denuncia: «600 miliziani in fuga»

L’aviazione militare russa: «Aumenteremo i raid, pronti a cooperare». L'Onu sospende aiuti nelle zone colpite dai raid. Le Ong: «Già 39 civili morti»

Oltre 60 raid e più di 50 infrastrutture che appartengono all’Isis: è questo il bilancio dei primi quattro giorni di raid russi in Siria, secondo quanto dichiara Andrei Kartapolov, vice capo dello stato maggiore russo che ribadisce: «Abbiamo diminuito il potenziale combattivo dello Stato islamico». E se gli Usa hanno accusato Mosca di colpire zone dove erano presenti ribelli anti-Assad ma non jihadisti, le Ong denunciano che raid russi sono stati lanciati anche su obiettivi non Isis e che finora sono almeno 39 i civili rimasti uccisi, insieme a 14 jihadisti: questo è quanto riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) citato dalla televisione panaraba Al Jazira. Dei miliziani uccisi, 12 appartenevano all’Isis e 2 al Fronte al Nusra.

A seguito dei raid, oltre 600 militanti dell’Isis avrebbero abbandonato le loro posizioni, rende noto ancora Kartapolov. «Nelle loro file è cominciato il panico», ha aggiunto, precisando che a disertare sono «mercenari» che ora tentano di dirigersi verso l’Europa. Mosca avrebbe poi chiesto agli Usa di interrompere i bombardamenti nelle zone della Siria prese di mira dai raid dei caccia russi. Le forze armate russe hanno comunicato di aver chiesto a Washington, prima di cominciare a bombardare, di ritirare tutti gli addestratori dalle zone considerate obiettivo dei raid aerei. Gli Usa avrebbero confermato a Mosca che nelle zone scelte per i raid ci sarebbero solo terroristi. Kartapolov ha poi dichiarato: «Aumenteremo i raid, ma siamo pronti a cooperare con tutti i paesi interessati».

Raid a Idlib: 6 morti tra civili

Venerdì i caccia russi hanno compiuto un raid a Qaryatain,130 chilometri a nord-est di Damasco, una zona controllata da Isis dove lo scorso 21 agosto i miliziani distrussero l’antico monastero di Mar Elian del V secolo, sulla strada che porta da Palmira alle montagne di Qalamun. Nella zona si trovano anche tra i più importanti giacimenti di gas del paese. Qui decine di cristiani, tra i quali padre Jacques Murad, sono praticamente tenuti in ostaggio. I caccia con la stella rossa hanno distrutto anche un centro di comunicazione in provincia di Aleppo, un campo di militanti e un centro operazioni nella provincia di Idlib (dove in alcuni villaggi sarebbero stati uccisi anche sei civili, secondo Ondus), un posto di comando a Hama: tutti obiettivi classificati da Mosca come Isis, ma in zone che in realtà sono controllate da Al-Nusra, branca siriana di Al-Qaida, o da altri gruppi di ribelli che combattono Assad e sono in parte sostenuti dall’Occidente.

L'Onu sospende intervento umanitario in zone colpite

Nel frattempo l'Onu ha sospeso il suo intervento umanitario nelle zone della Siria interessate dal recente aumento delle attività militari: lo ha comunicato l'ufficio dell'inviato speciale dell'Onu in Siria, Staffan de Mistura. Il portavoce del ministero della difesa russo, Igor Konashenkov, ha reso noto che nelle ultime 24 ore l’aviazione militare russa ha effettuato in Siria 18 raid contro 12 obiettivi dei terroristi, distruggendo tra l’altro un posto di comando, un nodo di comunicazione, bunker, depositi di armi e carburanti e un campo di addestramento dell’Isis.

«Attacchi dureranno 3-4 mesi»

Inizia intanto a delinearsi la portata della campagna russa e dell’intensificazione dei raid ha parlato Alexei Pushkov, presidente della Commissione Esteri della Duma, la camera bassa del Parlamento russo, che in un’intervista dalla tv francese Europe 1, rilanciata dai media russi ha anticipato che «gli attacchi aerei in Siria dovrebbero durare tre-quattro mesi». La strategia di Mosca sembra quella di colpire tutti i gruppi terroristi che si oppongono ad Assad, sostenendo con l’aviazione una possibile offensiva di terra da parte dell’esercito siriano con soldati di Teheran (ma un alto diplomatico iraniano ha smentito), le milizie sciite libanesi di Hezbollah e quelle sciite irachene. Per ora sembra esclusa invece una estensione dei raid russi contro l’Isis in Iraq, anche se per il premier Haidar al Abadi sostiene che «sarebbe benvenuta» una eventuale proposta di Mosca: il Cremlino non sembra intenzionato ad aprire un secondo fronte, dopo aver deciso di combattere oltre le frontiere dell’ex Urss per la prima volta dopo la disastrosa campagna afghana degli anni Ottanta.

L'attacco di Washington a Putin

E in serata Obama si è fatto sentire. «Il problema è Assad e le sue brutalità contro il popolo. Il problema Assad deve finire. Iran e Russia sono le ragioni per le quali Assad è ancora al potere», ha tuonato il presidente. Il regime di Assad «cadrà, ma gli Usa non possono imporre una soluzione militare».E ancora: «Putin è andato in Siria perché il suo amico Assad è debole. Non gli bastava più dare soldi. Ha dovuto mandare uomini. Solo Iran e Russia sono con Assad. Tutto il resto del mondo è con noi». Il presidente americano ha inoltre criticato Mosca, accusandola di non distinguere tra i gruppi estremisti e l'opposizione moderata e definendo l'appoggio di Putin ad Assad «un disastro». I raid russi starebbero, secondo Washington, rafforzando Isis. Obama ha poi confermato che gli Stati Uniti continueranno a sostenere i ribelli, precisando comunque che «questa non è una guerra tra Usa e Russia» e che «non è una partita a scacchi tra superpotenze».

Vertice Putin-Merkel-Hollande

Il presidente francese Francois Hollande, che prima dell’inizio del vertice sull’Ucraina a Parigi ha incontrato Vladimir Putin per parlare di Siria, non ha nascosto la sua preoccupazione. Così come giovedì sera aveva fatto la Casa Bianca, descrivendo come «indiscriminati» i raid russi contro le milizie anti Assad e denunciando il «rischio, per la stessa Russia, di essere trascinata ancora più profondamente nel conflitto». Hollande ha quindi sottolineato come sia «importante» che Mosca rispetti la sua parola, ovvero quello che ha affermato il ministro degli esteri Sergei Lavrov, secondo cui gli obbiettivi sono gli stessi di quelli della coalizione a guida americana (fra i gruppi da colpire c’è anche il Fronte di al Nusra che fa capo ad al Qaeda, ha sottolineato Lavrov). «I raid devono, indipendentemente da chi li compie, essere mirati contro Daesh e nessun altro gruppo», ha invece affermato Hollande. «L'azione militare da sola non permetterà di risolvere questione siriana», ha spiegato la cancelliera tedesca, Angela Merkel, in conferenza stampa all'Eliseo, al termine del vertice. La cancelliera ha quindi ribadito che serve una «soluzione politica che tenga conto anche degli interessi dell'opposizione». E interviene anche il premier britannico David Cameron, che ha affermato che l’intervento militare russo in Siria peggiora la situazione, sottolineando che rafforza il presidente siriano, il «macellaio» Bashar Assad.

FONTE: corriere.it