martedì 6 ottobre 2015

La Difesa: «Bombe sull’Isis in Iraq? Ipotesi da valutare con gli alleati»

Eventuale decisione se colpire le postazioni del movimento estremista islamico sarà presa con gli con alleati e dopo il vaglio del Parlamento
 
Anticipazione
 
La notizia di raid aerei italiani in Iraq contro le postazioni Isis è stata anticipata dal «Corriere della Sera». Come spiega il nostro giornale, dopo la decisione di partecipare alla coalizione poco meno di un anno fa e la conseguente presenza nell’area di uomini e mezzi delle nostre forze armate e la fornitura di armi ai Peshmerga curdi, ora i Tornado, configurati inizialmente per la ricognizione, assumeranno le loro piene caratteristiche di cacciabombardieri e colpiranno direttamente i bersagli individuati in base alle nuove regole di ingaggio. La decisione di bombardare le postazioni dell’Isis dovrà, come avviene sempre in questi casi, ottenere l’approvazione del Parlamento. L’Italia partecipa alla coalizione da un anno con quattro Tornado del Sesto stormo di Ghedi, un aereo Cisterna KC767 e alcuni droni Predator privi di armamento. Il personale impegnato nell’operazione è di 140 unità, impiegato in missioni di ricognizione. Secondo quanto riporta il nostro giornale fondamentale è la distinzione fatta dall’Italia tra Siria e Iraq. Il premier Matteo Renzi ha più volte espresso una posizione contraria all’intervento in Siria, mentre in Iraq «il governo iracheno - scrive il nostro quotidiano- ci ha chiesto di intervenire e anche di bombardare»
 
Regole di ingaggio
 
Il presidente della commissione Difesa del Senato Nicola Latorre, intervistato dal Gr3, inquadra così la questione: «Come è noto l’Italia è parte di una coalizione internazionale, è già impegnata con un’azione non attiva in termini di bombardamento, ci è stata fatta una richiesta in tal senso e naturalmente il Governo dovrà valutare questi aspetti e soprattutto preventivamente informare il Parlamento. Allo stato non c’è nessuna decisione di questo tipo». Quindi sottolinea Latorre le regole di ingaggio «non sono cambiate».
 
«L’Italia c’è sempre stata»
 
L’Iraq «non ha ancora ricevuto comunicazioni da Roma» su una sua possibile partecipazione ai raid aerei contro lo Stato islamico, ma l’Italia «c’è già e partecipa fin dall’inizio alla coalizione guidata dagli Usa, con operazioni di sorveglianza dei cieli fondamentali per chi già ora esegue i raid», ha detto l’ambasciatore iracheno a Roma, Saywan Barzani. «Centinaia di militari italiani sono da tempo a Erbil - ha continuato Barzani, commentando le notizie su un possibile rafforzamento del ruolo italiano in Iraq - per addestrare militari e polizia, l’Italia ha inoltre inviato armi e aiuti». Certo, ha aggiunto, «tutti quelli che possono contribuire a bombardare l’Is sono i benvenuti».
 
FONTE: corriere.it