mercoledì 14 ottobre 2015

Via libera alla riforma del Senato tra le proteste


A Palazzo Madama 179 sì: verdiniani non determinanti. Ma cresce il malumore in Ncd. Napolitano invoca una riflessione più ampia, che comprenda anche la legge elettorale

Il Senato approva in terza lettura la riforma costituzionale in un testo che, secondo gli accordi di maggioranza, dovrà essere quello definitivo. I 179 sì sono ben superiori ai 161 della maggioranza assoluta, con il gruppo di Verdini che non è determinante. Comprensibile la soddisfazione del premier Matteo Renzi e del ministro Maria Elena Boschi. Ma nelle dichiarazioni di voto Gaetano Quagliariello ha dato voce ai malumori presenti in settori di Ap, mentre l’ex presidente Giorgio Napolitano ha posto in modo autorevole il tema della legge elettorale. Le opposizioni si sono divise, con Fi che si è allineata alla Lega nella scelta dell’Aventino. 

LA MINORANZA DEM SI ALLINEA  
I 179 sì di oggi (con 17 «no» e 7 astenuti) sono solo 4 in meno dei 183 della prima lettura, quando però Fi votò a favore. Questo si spiega con l’uscita da Fi dei 13 senatori vicini a Denis Verdini, le tre senatrici del movimento di Tosi “Fare!” uscite dalla Lega, senza contare che gli «azzurri» Riccardo Villari e Bernabò Bocca oggi hanno votato sì. Ma è altrettanto vero che sono diminuiti i dissenzienti dei partiti della maggioranza: nel Pd hanno votato «no» solo Corradino Mineo, Felice Casson e Walter Tocci, con l’astensione di Mario Tronti, mentre in Ap si sono registrate 3 assenze (Luigi Compagna, Antonio Azzollini e Carlo Giovanardi) rispetto alle 7 della prima lettura. «Grazie a chi continua ad inseguire il sogno di un’Italia più semplice e più forte: le riforme servono a questo», ha detto un Renzi, comprensibilmente esultante. «Una bellissima giornata, non tanto per noi quanto per l’Italia», ha fatto eco Boschi. 

MAPPA - COME SAREBBE OGGI IL NUOVO SENATO  
Sulla base della composizione politica degli attuali consigli regionali, abbiamo provato ad effettuare una simulazione, tenuto conto del numero di senatori che spettano a ciascuna regione: 95 in totale, di cui 74 consiglieri regionali e 21 sindaci, uno per regione (le province autonome di Trento e Bolzano ne hanno uno a testa). Il risultato? Un monocolore del Pd. Con una maggioranza solida, autonoma, schiacciante. Con 55 senatori del partito di Renzi, a cui se ne aggiungerebbero altri cinque dei partiti autonomisti (tre del Trentino Alto Adige e due della Valle D’Aosta), già schierati coi dem sul territorio. E magari pure i cinque nominati dal Presidente della Repubblica: in totale fanno 65 senatori. E il centrodestra, che oggi guida Liguria, Lombardia e Veneto? Totalmente ininfluente (29 seggi) e dominato dalla Lega (14 senatori). I Cinque Stelle? Quasi azzerati, con solo sei esponenti in quello che sarà il nuovo assetto di Palazzo Madama.  

FONTE: lastampa.it