sabato 17 ottobre 2015

SIRIA: PUTIN INVIA LA ZASLON, L'UNITÀ CHE UFFICIALMENTE NON ESISTE


La Zaslon (Schermo) potrebbe essere in Siria come misura precauzionale per ogni evenienza. La presenza degli operatori Zaslon, presso l’ambasciata russa a Damasco, nella Omar Ben Al-Khattab street, parrebbe essere più che un’indiscrezione.

La sicurezza degli agenti dei servizi segreti è garantita dall’immunità diplomatica (ecco spiegato il loro dispiegamento nelle ambasciate). Il rovescio della medaglia è, tuttavia, la loro limitata libertà d'azione. I servizi di controspionaggio dei paesi ospitanti di solito sono a conoscenza dell'identità dei diplomatici "spia" e sono pertanto “controllati”. Ma per gli Zaslon, il discorso è totalmente diverso perché a differenza dei pubblicizzati Alfa e Vympel, la loro esistenza è negata dallo stesso governo russo. E’ la più segreta unità tra le “spetsgruppy” formata dai 300 ai 500 operatori sotto copertura.

Ufficialmente non esiste. E’ alle dirette dipendenze del direttorato "S", responsabile di tutte le missioni degli agenti sotto copertura massima in giro per il mondo. La Zaslon è una sorta di polizza assicurativa qualora le cose dovessero andare male. Composta esclusivamente da Specnaz con almeno quindici missioni operative all’estero, è stata costituita nel 1999 come una speciale unità sotto le esclusive dipendenze del Servizio di intelligence internazionale (Foreign Intelligence Service) che ha ereditato le competenze del Primo Direttorato Centrale. L’SVR dirige le operazioni di spionaggio politico, strategico, economico e militare dal suo quartier generale, nel distretto Yasenovo di Mosca.

Non è un caso che la creazione della Zaslon coincida con l’ascesa di Putin. Sotto l’ex tenente colonnello del KGB, servizi segreti e reparti speciali russi hanno raggiunto un nuovo standard professionale, attraverso il massiccio impiego di tecnologia avanzate. Addestrati ad operare all’estero (ogni operatore deve conoscere perfettamente almeno quattro lingue), le loro missioni vanno dall’assassinio al salvataggio degli ostaggi, dal recupero di dati sensibili al controspionaggio. Gli operatori Zaslon non hanno una propria divisa, uno stemma o un badge che li possa distinguere dalle altre unità. Indossano abiti civili e, quando la missione lo richiede, hanno la facoltà di utilizzare qualsiasi divisa delle forze armate russe (e non). Sappiamo che normalmente sono schierati nelle ambasciate ad alto rischio e che un certo numero di Zaslon opererebbe a Damasco in ruolo di consulenza ed intelligence in supporto al Mukhabarat (servizio segreto) siriano. Se qualcosa dovesse andare storto, agli Zaslon spetta il compito di risolvere la crisi, con la minima esposizione del Cremlino, esfiltrando diplomatici e materiale sensibile. Se richiesto, sono autorizzati ad utilizzare la forza letale.

La presenza degli Zaslon – scrivono sul sito di intelligence IHS Jane – è stata confermata durante gli ultimi giorni della dittatura di Saddam Hussein. La loro missione era quella di recuperare documenti, tecnologia militare e qualsiasi altra cosa avesse esposto Mosca agli americani. La Zaslon ha scortato l'ex direttore del Foreign Intelligence Service Mikhail Fradkov durante la sua visita a Damasco lo scorso anno. Agli Zaslon spetta anche il compito di eliminare le cellule che hanno direttamente o indirettamente colpito il corpo diplomatico russo.

La Zaslon, nel 2006, sarebbe entrata in azione per eliminare gli autori dell’omicidio di quattro diplomatici russi in Iraq. Dietro la morte di Alexander Litvinenko, l’ex agente segreto divenuto poi acerrimo nemico di Putin, ci sarebbero agenti Zaslon. Se l’arma più segreta di Putin è stata davvero schierata in Siria, i russi potrebbero avere un duplice obiettivo: coprire Mosca dall’opinione pubblica e dalla Comunità internazionale e riportare in patria i progetti della tecnologia sensibile consegnata ai siriani.

Ci sarebbe poi un terzo obiettivo, forse quello più vicino alla realtà. Dietro l’incondizionato sostegno ad Assad, Mosca sarebbe già pronta ad intervenire qualora il governo dovesse cadere.

di Franco Iacch (Professional Security Academy -SCOOP.IT)