domenica 1 novembre 2015

Il governo di Tobruk minaccia l’Italia: «Navi in nostre acque», Roma nega. A Tripoli devastato il cimitero italiano

I danni al cimitero cattolico italiano di Tripoli (Ansa)

Il governo libico «utilizzeremo ogni mezzo per proteggere la nostra sovranità». Il nostro ministero della Difesa: «Nessuna violazione delle acque territoriali, la notizia è falsa»

Sale la tensione tra la Libia e l'Italia. Il governo libico di Tobruk ha condannato «con fermezza» la violazione delle proprie acque territoriali «dopo l’ingresso ieri di tre navi da guerra italiane nei pressi delle coste di Bengasi, a Daryana», circa 55 km a est della città. Lo si legge in un comunicato del governo postato sulla sua pagina Facebook e Twitter. Il nostro ministero della Difesa ha seccamente smentito la notizia, definendola «falsa».

Devastato cimitero italiano a Tripoli

Tuttavia la smentita non è bastata a placare l’odio antitaliano che sta montando in Libia. Il cimitero cattolico italiano di Tripoli «Hammangi» è stato infatti di nuovo devastato. Lo ha fatto sapere all’Ansa, l’Associazione Italiana Rimpatriati dalla Libia (Airl), facendo pervenire anche delle fotografie. «Sono immagini che si commentano da sole per la loro inciviltà e che completano il quadro tragico della situazione in Libia», ha affermato la presidente dell’Airl Giovanna Ortu

Il comunicato

Intanto il governo libico di Tobruk - quello riconosciuto a livello internazionale - ha avvertito che «utilizzerà ogni mezzo» per proteggere la sua sovranità. Secondo Tobruk infatti tre navi italiane sono state avvistate al largo della costa di Bengasi nella notte tra sabato e domenica. E secondo i media libici i tre mezzi navali farebbero probabilmente parte della forza navale messa in campo dai Paesi Ue per contrastare il traffico di esseri umani verso le coste italiane. L’aviazione libica ha fatto decollare sabato sera in tarda serata i suoi caccia militari per «monitorare l’attività delle navi da guerra italiane», ha spiegato il capo di Stato maggiore libico, Saqr Geroushi, citato dai media locali.

FONTE: Marta Serafini (corriere.it)