giovedì 5 novembre 2015

L’Istat alza le stime: nel 2015 crescita dello 0,9%


Inversione di rotta per gli investimenti che quest’anno torneranno a salire, come l’occupazione

L’obiettivo dell’1% di crescita nel 2015 a questo punto è a portata di mano: la crescita italiana non è certamente travolgente, ma più passano le settimane e più si consolidata. Con effetti benefici anche sull’occupazione. L’anno prossimo andrà poi ancora meglio visto che in contemporanea sia l’Istat che Bruxelles confermano stime in linea con le previsioni del governo: cresceremo all’incirca di un altro 1,5%. Un risultato che non si vedeva da tempo. 

Certo, i fattori esterni (dal cambio favorevole ai minori costi del petrolio) giocano sempre un ruolo importante, ma anche le politiche messe in campo dal governo iniziano a farsi sentire con forza. Ad esempio l’Istat segnala che è in corso una vera e propria inversione di rotta sul fronte degli investimenti, uno dei motori dell’economia tra i più penalizzati dalla recessione: quest’anno torneranno a salire dell’1,1% per decollare poi nel 2016 (+2,6%) e nel 2017 (+3%) «anche per effetto delle misure di politica fiscale a favore delle imprese» con gli incentivi del maxi-ammortamento per macchinari e attrezzature. Sempre nelle politiche di governo però non mancano le incognite legate innanzitutto al rinvio al 2017 delle clausole di salvaguardia. Si tratta di oltre 57 miliardi di euro nuove tasse che nel caso non venissero azzerate, segnala sempre l’Istituto di statistica, diventerebbero uno ostacolo quasi insormontabile lungo il cammino della ripresa. 

Che la strada imboccata sia quella giusta lo segnala anche Confindustria, secondo cui l’industria manifatturiera «ha cominciato a risalire la china», e «non si tratta di una falsa partenza» - sottolinea il Centro studi – anche se il passo è «ancora lento e assai disomogeneo tra i suoi comparti». Per questo, tenendo presente che la crisi, che «ha colpito di più la manifattura del Sud, aggrava la questione meridionale», le imprese sollecitano «urgenti scelte politiche». Come dire: finalmente si vede la luce in fondo al tunnel, ma non ne siamo ancora usciti. Serve ancora tanto lavoro. Servono idee e nuovi progetti. 

FONTE: Paolo Baroni (lastampa.it)