mercoledì 11 novembre 2015

L’industria cresce, ripresa più forte. Mezzo milione di assunzioni in più

Renzi: c’è ancora tanto da fare, ma l’Italia è ripartita mentre l’Europa si sta fermando. L’Inps: nei nove mesi i contratti a tempo indeterminato raggiungono quota 1,7 milioni

Dopo la frenata di agosto a settembre la produzione industriale torna a salire, soprattutto grazie all'auto: +0,2% rispetto al mese precedente, quando si era registrato invece un calo dello 0,5, e +1,7% rispetto ad un anno prima, certifica l’Istat. In questo modo l’aumento della produzione acquisito nei primi sette mesi tocca lo 0,9%, dato perfettamente allineato con una stima del Pil in aumento almeno dello 0,8 per cento. 

CRESCONO I NUOVI ASSUNTI  
In parallelo l’Inps ieri ha fornito i nuovi conteggi sui contratti che confermano la forte crescita delle assunzioni a tempo indeterminato: nei primi nove mesi abbiamo infatti toccato quota 1,7 milioni comprese le trasformazioni dei contratti a termine, contro 1,23 milioni di cessazioni. Con un saldo positivo pari a 469.393 nuovi rapporti di lavoro ed un più 34% sul 2014. Decisivo, come sempre quest’anno, il peso degli sgravi contributivi triennali destinati ai nuovi contratti stabili di cui tra gennaio e settembre hanno beneficiato oltre 906 mila lavoratori. 

«C’è ancora tanto da lavorare, ma mentre fino a qualche anno fa, l’Europa era veloce e l’Italia era piantata, ora, paradossalmente, è l’Europa che si sta fermando e l’Italia che è ripartita» ha commentato ieri Matteo Renzi da Milano. Per il responsabile economico del Pd Filippo Taddei, «si rafforza una ripresa che si regge su investimenti produttivi e creazione di lavoro. Questa è la più profonda novità: non solo cresciamo sempre più ma la nostra crescita è trainata dagli investimenti molto più che negli altri Paesi». Cauta invece Confindustria che come analisti si aspettava molto di più dai dati di settembre. «Siamo di fronte ad una lenta risalita, non ancora ad una accelerazione», spiega il direttore generale di viale dell’Astronomia Marcella Panucci. 

FONTE: Paolo Baroni (lastampa.it)